Lo sanno anche i muri, anzi soprattutto i muri, che nell’antico Spedale Serristori di Figline c’è uno spettro. C’è chi suppone sia quello di Veronica Cybo, nobildonna vissuta nel ‘600 dai trascorsi poco chiari. C’è chi invece ritiene che quel fantasma sia molto più antico. Una certezza rimane. La presenza del Serristori dall’ottobre dello scorso anno ha anche un’impronta appiccicata sul muro, tutto il resto affonda nel mistero che ripercorriamo in questo breve viaggio fra leggenda e realtà. 

di SARA BRACCHINI

Un’impronta di un piede femminile lasciata sul muro alla metà di ottobre dello scorso anno. E’ indubbiamente ancora lei che si fa notare, Veronica Cybo, lo spirito che si aggira nei meandri più antichi dell’ospedale Serristori di Figline. Ma facciamo un passo indietro lungo due secoli. Chi era Veronica Cybo di Malaspina? Figlia del duca Carlo I Cybo-Malaspina di Massa e della genovese Brigida di Gannettino Spinola, Veronica, nata a Massa di Lunigiana il 10 dicembre del 1611, apparteneva ad una famiglia potente e molto temuta. Non era bella e possedeva un carattere duro e altezzoso e come era usanza a quei tempi  la sua mano fu promessa a Jacopo Salviati, erede delle terre di San Giuliano, nella campagna romana, e consigliere del granduca Ferdinando II.

La presunta impronta del piede del fantasma del Serristori. Ottobre 2010

 

La coppia si stabilì a Firenze e il matrimonio fu infelice fin dall’inizio; Jacopo trascurava e tradiva la moglie, ritenendola poco avvenente. Era bello e vanitoso con un forte debole per le belle donne. La notte amava frequentare le cosiddette “buche”, locali frequentati solo da uomini. E fu proprio frequentando la “buca” in Borgo Pinti che  Salviati conobbe e si innamorò della bellissima Caterina Brogi che abitava lì nei pressi, sola e con una vecchia fantesca.  Aveva 23 anni ed era figlia di un tintore casentinese. Sposata con il brutto e ricco Giustino Canacci di cinquant’anni più vecchio, Caterina viveva separata da quell’orribile marito e divenne l’amante di Jacopo.

Veronica venne presto a conoscenza della relazione del marito e meditò sin da subito una crudele vendetta. La goccia che fece traboccare il caso fu l’incontro delle due rivali all’interno della chiesa di San Pier Maggiore. Alla fine della funzione Veronica affrontò Caterina che per nulla spaventata la derise sfacciatamente davanti a tutti. Accecata dall’odio e umiliata pubblicamente la Cybo decise di eliminare la rivale. Assoldò due sicari, che pagò profumatamente ed entrò in contatto con i figliastri di Caterina, Bartolomeo, Francesco e Giovanni che detestavano la matrigna, e con la loro complicità, mise a punto il suo diabolico piano. La notte di Capodanno del 1633 Bartolomeo Canacci, seguito dai due sicari, bussò alla porta della matrigna. L’anziana fantesca, Maria di Scarperia, riconosciuto Bartolomeo, aprì ignara la porta e venne immediatamente uccisa. Dopo pochi minuti fu il turno di Caterina che venne anch’essa  brutalmente uccisa. L’indomani, il primo dell’anno del 1634, era usanza che le mogli donassero al marito una cesta contenente biancheria ricamata e anche per  Salviati fu così: nella sua cesta trovò la testa della sua bellissima amante.

Il granduca fece giustiziare Bartolomeo. Veronica si salvò grazie al nome che portava ma fu esiliata a Villa San Cerbone che all’ epoca era una residenza dei Salviati. Si trasferì poi a Roma in Palazzo Salviati e qui mori a 80 anni. Venne sepolta nel duomo di Massa dove c’è ancora la sua tomba, considerata per molto tempo luogo di preghiera per via della vita pia e religiosa che condusse.

In una società dove amore e matrimonio non dovevano necessariamente convivere, molte altre donne avrebbero reagito senza particolari drammi alla notizia del tradimento, ma lei altezzosa, inquieta e superba non ha trovato pace nemmeno dopo la morte.

Ma andando a fondo con le ricerche, si scopre che tanti sono i dubbi sul fatto che lo spirito birichino dell’antica parte del Serristori sia proprio Veronica.

L’unico fermo sostenitore di questa teoria resta ad oggi Magherini Graziani (1852- 1924), figlio del cassiere dei Serristori, bibliofilo, cultore di storia e leggende locali la cui testimonianza è narrata nell’ anastatica ‘In Valdarno’ pubblicata dieci anni fa da Agostino Merli, dove si racconta  un episodio di fine 1800 in cui Magherini di ritorno da Siena si fermò a Villa Cerbone dove Cecco il custode gli racconta delle frequenti apparizioni spettrali di due donne che si inseguono ed una sembra essere senza testa.

 

Il personale del Serristori, ormai abituato da anni ai racconti sul fantasma di Veronica, riesce a convivere senza problemi con la sua presenza e dalle testimonianze risulta che negli ultimi trent’anni la duchessa si sia mostrata addirittura ben quattro volte .

La prima apparizione risale al 1980 quando il padre di un paziente ricoverato in pediatria ha riferito di essere stato seguito all’uscita da una presenza femminile che gli impediva di accendere la sigaretta spengendogli più volte la fiamma dell’accendino.

Ospedale Serristori, particolare

Nel 1986 un’allieva infermiera di cardiologia, reparto adiacente agli uffici amministrativi che si trovano nell’ala più vecchia della villa, racconta di aver avuto la netta impressione che qualcuno entrasse nella stanza e ha sentito in maniera molto netta il rumore di un oggetto metallico che passava sul termosifone.

Nel 1998, un’infermiera di cardiologia che a fine turno esce dall’ospedale, vede una figura di donna vestita di bianco circondata da un alone di luce.

L’ultima testimonianza risale all’ottobre scorso ed è raccontata ancora da un’infermiera di cardiologia che ha visto in cima alle scale che oggi portano agli uffici amministrativi, una donna vestita di bianco. Chiedendosi se la donna fosse in cerca di aiuto, l’infermiera ha fatto due passi indietro per tornare sul posto ma, con grande sorpresa vide che la donna non c’èra più; era sparita senza scendere né salire le scale. Su quel preciso punto, nell’angolo del muro, è subito comparsa un’impronta di donna che è stata poi sbadatamente cancellata dal custode nei giorni seguenti.

Era davvero Veronica?

Analizzando tutta la storia e i racconti più recenti, viene da chiedersi come mai, visto che la Cybo è deceduta a Roma, abbia scelto di continuare la sua vita ultraterrena proprio a villa Cerbone dove ha trascorso gli anni del suo esilio lontana dal marito e indignata dal suo esilio.

I comuni denominatori delle apparizioni avvenute al Serristori sono quelli di una presenza femminile di giovane età, vestita di bianco e con i capelli biondi. Basta una minima ricerca per scoprire che i capelli di Veronica in realtà non erano affatto biondi.

E allora chi può essere la donna che ha deciso di passare l’eternità al Serristori? Studiando la storia dell’area dove si trova ad oggi l’ospedale, si scopre che nel XIV secolo, prima della villa, la zona non era disabitata o deserta ma ospitava il castello dei Franzesi della Foresta e non è difficile pensare che sia stata teatro di scene di guerra o brutali uccisioni.

Inoltre, ad essere bionda non era Veronica ma la sua acerrima rivale Caterina Brogi che forse si è fatta giustizia nell’aldilà ed è riuscita a vincere il duello ultraterreno conquistando la residenza di villa Cerbone e divertendosi a distanza di secoli a comparire davanti a chi dubita della sua reale identità o magari Caterina non trova ancora pace e vaga per le stanze del Serristori in cerca ancora della donna che commissionò il suo omicidio.