Il grido d’allarme era stato lanciato, ora vedremo se sarà raccolto da qualcuno; la sede distaccata Arpat del nostro territorio che si trova a San Giovanni rischia seriamente di sparire e di essere tagliata. Una notizia che apparentemente potrebbe passare in sordina ma che in realtà è di un’importanza fondamentale. Si perché in un momento strategico come questo per quanto riguarda l’ambiente e lo sviluppo del territorio nella vallata il fatto non è assolutamente da sottovalutare. I lavori in corso del resto su larga scala sono tanti ed importanti ed un controllo efficace e permanente nel Valdarno è innegabile sottolineare che è essenziale per la qualità della vita. A dirsi fortemente preoccupato per la situazione era stato qualche giorno fa il sindaco di San Giovanni Maurizio Viligiardi, che in occasione dell’ultima riunione della conferenza dei sindaci non aveva nascosto forti timori. “Esiste un progetto della direzione regionale Arpat presentato qualche giorno fa alla giunta regionale toscana, che prevede la chiusura di alcune sedi distaccate Arpat fra cui la nostra del Valdarno aretino – aveva sottolineato il primo cittadino della città di Masaccio -, noi siamo fermamente contrari a questa ipotesi, perché mai come ore c’è urgenza di un’agenzia di controllo per i prossimi anni, i lavori a cui il Valdarno sarà sottoposto nei prossimi anni sarà infatti immane, tra breve tempo cercheremo di incontrarci con la regione per cercare di salvare questo presidio troppo importante per la tutela dell’ambiente locale”.

Ed a dare un’occhiata alla scaletta dei lavori nella vallata in progettazi one o in itinere vengono i brividi. In primis c’è l’ampliamento della discarica di Podere Rota, in atto ormai da qualche tempo, con la protesta crescente da parte dei cittadini per quanto riguarda i cattivi odori in alcuni quartieri del comune di San Giovanni; ma i prossimi sono anche i mesi dell’arrivo delle terre di scavo della Tav nel comune di Cavriglia, nel bacino delle miniere, dove dovrebbe sorgere una collina artificiale, questione questa sulla quale gli amministratori locali hanno più volte chiesto massima tutela e rispetto per l’ambiente, ma senza un organo che verifica tutto diventerebbe più difficile. I lavori però non si fermano qui. Stanno proseguendo infatti le opere di costruzione della variante alla regionale 69, ponte a sud compreso e non sono da meno in quanto ad impatto con ripercussioni notevoli sulla natura.

Infine c’è un progetto per adesso sulla carta ma molto ingombrante, ovvero la terza corsia autostradale fra Valdarno e Incisa, un’opera che abbraccia ettari ed ettari di terreni e che avrà necessità di continui monitoraggi. Se l’Arpat dovesse chiudere il bandone nella vallata, chi controllerà i valori dell’aria in una situazione come quella descritta, in una terra con un tasso industriale altissimo ormai da decenni?