Se youtube è a tutti gli effetti l’archivio della nostra memoria visuale condivisa, per molto tempo questo ruolo è stato svolto dall’Archivio dell’Istituto Luce.

Attivo dalla metà degli anni Venti del Novecento fino ai giorni nostri, ha regnato incontrastato come depositario dei nostri ricordi fino agli anni ’70. Solo da quel periodo l’organizzazione di un archivio televisivo (RAI) e l’avvento di tecnologie domestiche a basso costo per catturare le immagini in movimento (8mm e super8) hanno decretato la fine del monopolio.

Nato nel 1924 per intuizione di Luciano De Feo, giornalista economico, l’Istituto Luce rispondeva in prima istanza alla necessità di creare uno strumento efficace per istruire, alfabetizzare e fornire un sapere pratico a un popolo italiano vittima di una politica scolastica arretrata e attanagliato dalla crisi economica successiva alla grande guerra. Dalla metà degli anni ’10, infatti, il cinema “non fiction” ossia il documentario aveva iniziato a muovere i primi passi come genere autonomo. In Italia spopolava ad esempio il filone “africano”. Esotici filmati realizzati al seguito di spedizioni naturalistiche, geografiche o archeologiche nel cuore del continente nero. Parallelamente nel mondo nascevano e si sviluppavano i primi reportage d’autore come il fondamentale Nanook of the North dell’americano Flaherty, il documentario di taglio sociale dello scozzese Grierson o le sperimentazioni avanguardistiche del regista sovietico Dziga Vertov.

Fu in questo periodo così fecondo che De Feo, sposando il pragmatismo di Paulucci di Calboli Barone, propone e ottiene da Mussolini i finanziamenti per la creazione di una società pubblica di produzione cinematografica, unico caso al mondo ad eccezione dei paesi socialisti, ribattezzata L’Unione Cinematografica Educativa- L.U.C.E. Sebbene entrata di diritto nel novero delle armi più forti a disposizione di Mussolini e della sua propaganda, il Luce si dimostrerà estremamente attento a fissare su pellicola ogni manifestazione, ogni settore della vita sociale italiana, le città, le campagne, le fabbriche, le scuole, le feste e gli eventi popolari.

Si trasformerà, quindi, nel più grande libro audio-visuale sulla macro e microstoria del Novecento italiano: la geografia ideale di un immenso patrimonio di conoscenza per lo storico contemporaneo e per qualunque tipo di disciplina e di scienza del sapere; una sorta di gigantesco album di famiglia che ha conservato un passato prossimo che è quello dei nostri bisnonni, nonni e padri. Un patrimonio che si è disvelato in tutta la sua magnificenza quando all’inizio del XXI secolo assennate scelte aziendali, unite all’innovazione tecnologica hanno aperto l’archivio alla consultazione online. Le immagini sono divenute così consultabili direttamente dal pc di casa senza la mediazione delle forbici dello storico che li assemblava per realizzare prodotti televisivi o dvd. Basta entrare nel sito web www.archivioluce.com ed effettuare la ricerca.

Anche la nostra provincia è ampiamente rappresentata: dalle inaugurazione del ponte ferroviario sulla Chiana alla realizzazione del sanatorio ad Arezzo, dalle esercitazioni militari sull’Appennino al passaggio del fronte, il dopoguerra, il boom degli anni ’50, Fanfani che inaugura il primo elettrotreno, le fabbriche orafe, la Giostra del Saracino negli anni ’30 e gli Sbandieratori a New York. Ma anche Montevarchi, Castelnuovo dei Sabbioni, Santa Barbara e San Giovanni con il loro folklore, i prodotti tipici e le usanze del territorio, il Museo Paleontologico, le fabbriche di cappelli, l’ “elephas antiquus”, la sagra del pollo del Valdarno, il Carnevale e le feste del Perdono, i minatori di Castelnuovo e l’arrivo della turbina per la centrale elettrica di Cavriglia. Un patrimonio di immagini in bianco e nero a portata di click.

Andrea Bertini