A diciannove anni di distanza dalla precedente partecipazione Luigi Fontanella torna al Premio Letterario Chianti, e presentando sabato 16 aprile ilsuo romanzo “Controfigura”, Marsilio 2009, nel teatro della Filarmonica Giuseppe Verdi a San Donato in Poggio, presso Tavarnelle Val di Pesa, ha chiuso gli incontri della 24° edizione del Premio Chianti. Ora si attende l’atto finale di sabato 7 Maggio 2011, quando al teatro Niccolini di San Casciano Val di Pesa la giuria popolare proclamerà il vincitore.

L’opera di Fontanella ha una particolare impostazione capace di conferire uno strano e sottile fascino  alla lettura del libro.  Gli appunti di un romanzo mai scritto rinvenuti in un taccuino sono il pretesto per immaginare una passeggiata per Roma che il protagonista avrebbe dovuto compiere nel 1973  e che invece viene effettuata al giorno d’oggi, nello spazio di una giornata, dall’io narrante che ora come allora si chiama Lucio Grimaldi.  La narrazione accoglie dunque una lunga serie di ricordi legati all’epoca in cui il protagonista era un giovane uomo laureato da poco e insegnante, ricordi evocati dai luoghi della città attraversati dalla passeggiata, vie, piazze, giardini e parchi, nonché punteggiati da incontri con vecchi amici, che a loro volta aprono la strada al ricordo di altri amici, compagni di studi, le prime fidanzatine, le donne di successive e più mature relazioni.

La narrazione è altresì ricca di rimandi e citazioni letterarie, cinematografiche e artistiche e da riflessioni di carattere filosofico ed esistenziale che Lucio Grimaldi si concede nel corso del suo peregrinare in un caldo pomeriggio di giugno, dove incontri attuali, memorie e fantasmi del passato tendono a sovrapporsi continuamente. Così, ad esempio, attraversare Il parco di Villa Borghese evoca le figure di Fausta e Giulia, due fidanzatine dell’epoca corteggiate tra silenzi e timidezze, tra zampilli e giochi d’acqua di fontane; qui lo stile di Fontanella riesce a restituire l’atmosfera stagionale, la luce con una capacità evocativa che è tra le migliori qualità del libro. Diverse pagine del racconto sono peraltro attraversate da una certa vena ironica e irriverente, tra cui principalmente la descrizione del personaggio di Willow, una ragazza americana esperta negli oroscopi tanto estranei al gradimento di Lucio quanto invece forieri di una insperata e fruttuosa conclusione di un lungo pomeriggio, e i ritratti dei vecchi professori del liceo classico, ispirati dall’incontro col vecchio compagno di studi Stefano, una impietosa e divertente galleria di tic e manie di questi docenti.

La tenitura del racconto è un po’ altalenante e disuguale, ma non mancano pagine ricche di autentica bellezza evocativa, come quelle che descrivono gli effetti della luce che entra nella stanza di Lucio alle sei  del pomeriggio, “l’ora in cui Roma ha la luce più bella e cedevole”, tanto amata anche dal pittore Giorgio De Chirico. E anche la pagina dove si citano le parole del racconto “La passeggiata” dello scrittore svizzero Robert  Walser, cui Fontanella rende omaggio anche in esergo, dà piena forma all’idea e allo spirito che sostiene il romanzo.

Nella parte finale del racconto si fa strada un sottofondo di crescente malinconia; Lucio rivede la casa dei genitori, luogo da cui era partita la passeggiata, in un clima che, per assonanza, ricorda il Fellini di “Amarcord”, se non addirittura dei “Vitelloni”. Solo nelle ultime pagine ci si accorge che l’io narrante si trova in America, a Long Island.  E tra il ricordo del padre scomparso e l’attesa della visita della figlia che vive in Italia, le luci della sera colgono Lucio che dal diluvio dei ricordi è ancora capace di distillare un fluido vitale per tutto ciò che ha amato.

Claudio Molinelli