“Un paese ci vuole, non fosse altro che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”
(C. Pavese, “La luna e i falò”, capitolo I)

Meleto è un villaggio di origini medievali che spicca sull’ultimo rilievo a nord del comune di Cavriglia, prima del territorio figlinese. La sua gente da sempre fino al 1860 circa ha sempre svolto il lavoro nei campi, salvo qualche artigiano o bottegaio. Dopo la scoperta della lignite nella zona molti coloni divennero minatori per decenni; poi, a partire dal 1956, anno di inizio delle escavazioni del fossile a cielo aperto, i minatori divennero operai specializzati.

La strage del 4 luglio 1944, nella quale le truppe naziste fucilarono e bruciarono 93 uomini del paese, è rimasta l’evento più tragico della storia di questo borgo. Quest’anno il circolo sociale, fulcro laico della comunità, compie 100 anni di vita.

Un traguardo da non sottovalutare, che lancia con vigore nell’epoca del nihilismo illuminato la stella del solidarismo, che a inizio novecento rivoluzionò molte comunità locali come questa. Un traguardo che ha portato ad una mostra di foto sulla storia del villaggio; un’esposizione suddivisa in due parti, la prima nella sala conferenze del Circolo sociale e la seconda nel salone del granaio di Villa Barberino, che ha il solo intento di restituire alla memoria presente alcuni frammenti di un ‘900 per molti dimenticato, per altri mai conosciuto, per altri ancora invece perduto nei recessi della mente.

Così una cerimonia religiosa, una squadra di calcio, una partita a carte, divengono momenti sparsi di una memoria individuale, indispensabile per la ricostruzione di una memoria collettiva fondamentale nel percorso futuro di una comunità. Perché chi non sa da dove viene, non sa dove sta andando. Se avete cinque minuti, un giorno, passateci. Può valerne la pena.