E’ stata prorogata fino al 30 settembre la mostra di un capolavoro di Pinturicchio, esposto nelle sale della Podesteria di Chiusi della Verna. Si tratta di un dipinto rinvenuto da pochi anni, al centro di una storia affascinante e misteriosa che unisce tre grandi personaggi: Alessandro VI Borgia, uno dei Papi più discussi della storia, Giulia Farnese, una delle donne più belle e intriganti del Rinascimento e uno dei più grandi più grandi pittori della Roma del periodo, Pinturicchio. Giorgio Vasari aveva più volte citato quel dipinto, ma l’illustre critico non era mai stato creduto perché dell’opera non si era avuta traccia fino a che, oltre 500 anni dopo.

La storia del Rinascimento italiano è ricca di protagonisti e di personaggi unici, celebri per le loro abilità artistiche, la loro intelligenza, la loro genialità. Ma alcuni di loro sono passati alla storia anche per le loro vite private, per i misteri e gli intrighi che sono stati orditi nei loro palazzi. Spesso questi stessi personaggi erano personaggi di potere, che sono divenuti celebri anche grazie alle testimonianze lasciate su di loro da artisti eccellenti, i quali hanno celebrato le loro glorie ed i loro fasti su tele che sono oggi capolavori di inestimabile valore.

Questo è quanto accaduto a un dipinto di Bernardino di Betto Betti, conosciuto nel mondo con il nome di Pinturicchio. L’artista perugino, vissuto nella seconda metà del 1400, fu chiamato a Roma al culmine della sua carriera per decorare gli appartamenti privati del Papa, il celebre Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia. In uno di questi, in particolare nel cubicolo, che oggi chiameremmo stanza da letto, il Pontefice aveva chiesto un’opera specifica, un ritratto. Non un ritratto qualunque, bensì la sua stessa figura, inginocchiata, adorante, rivolta verso la Madonna e il Bambino. Apparentemente niente di strano, se non fosse che contrariamente all’uso dell’epoca, in cui i personaggi terreni avevano dimensioni minori rispetto alle figure sante in segno di rispetto, le sembianze del Papa erano simili per proporzioni a quelle della Vergine, come se fra i due esistesse un legame di vicinanza fuori dal comune. Se non fosse poi che il Papa addirittura si concedeva, nel dipinto, di toccare con le sue mani il corpo del Bambino. Se non fosse, ancora, che quella figura femminile era simile, fin troppo simile, a qualcuno che quegli appartamenti li frequentava davvero, a quella Giulia Farnese che fu oggetto degli interessi amorosi del Borgia fin da prima della sua proclamazione a Pontefice, e che secondo le cronache mondane dell’epoca gli dette un figlio.

Il dipinto di Pinturicchio era la testimonianza indiretta di una relazione che, come si direbbe oggi, stava sulla bocca di tutti ma che a tutti i costi andava taciuta. Per questo l’opera fu nascosta a lungo, tenuta celata da occhi indiscreti, divisa in parti più piccole, forse trafugata. L’ultima notizia della sua esistenza risale alla morte del Papa, nel 1524, e poi più nulla per cinquecento anni. L’opera veniva citata in numerosi studi, ma se ne erano perse le tracce, tanto che si riteneva che il dipinto fosse andato distrutto. Poi, nel 2004, all’interno di un circuito antiquario compare un  frammento di un dipinto, che ritrae un Bambin Gesù benedicente, sorretto da tre misteriose mani. La critica riconosce in quel frammento la sapienza pittorica di Pinturicchio, ne ricostruisce la provenienza, l’appartenenza a un’opera più grande, ne ripercorre la storia e riconosce in quelle mani la presenza di Papa Alessandro VI Borgia e della Madonna nelle sembianze di Giulia Farnese.

Il frammento prende oggi il nome di Il Bambin Gesù delle Mani e fa parte di una collezione privata. Grazie alla collaborazione con la Fondazione Guglielmo Giordano l’opera verrà esposta al pubblico dal 16 Luglio all’11 Settembre presso la Podesteria di Michelangelo a Chiusi della Verna. Un modo per riportare alla luce e a beneficio di tutti un capolavoro unico e di cui si era temuta la scomparsa. La mostra, inoltre, è corredata di un dettagliato percorso critico che illustra tutte le fasi del recupero, del restauro e della ricostruzione della storia di questa magnifica opera.

L’esposizione del dipinto di Pinturicchio avviene poi in uno dei luoghi più suggestivi dell’itinerario che celebra un altro grande artista del Rinascimento, Michelangelo Buonarroti. Presso la Podesteria di Chiusi è infatti visibile il profilo della Roccia di Adamo, il masso su cui giace il primo uomo mentre riceve la vita da Dio, ritratto da Michelangelo nella Creazione sulla volta della Cappella Sistina.