Forse non è un picchetto per soli 79. E’ una fiamma che abbraccia altri fuochi, quella che brucia in quel bidone di fronte ai cancelli della Beltrame a San Giovanni, in questi giorni di smarrimento e amarezza. Si perché se il presidio dei dipendenti dello storico stabilimento prosegue a oltranza , se la loro protesta contro l’annunciata chiusura da parte della proprietà va avanti senza sosta con la solidarietà della città intera, stretta intorno a loro, nella fiamma di quel bidone ci sono dentro anche le delusioni di altri operai, di altre industrie che negli ultimi anni e soprattutto negli ultimi mesi nella vallata hanno chiuso i battenti una volta per tutte.

La Beltrame la conoscono tutti, a San Giovanni fa parte del tessuto storico e sociale della comunità, ma altre imprese, magari meno conosciute al grande pubblico, ultimamente hanno annunciato la cessazione della propria attività mettendo in forte difficoltà i propri dipendenti e di conseguenza le loro famiglie.

In primis c’è la Laca di Meleto, la fabbrica di cucine che ad inizio 2011 ha messo tutti e quasi 90 lavoratori in cassa integrazione, a casa, con la quasi matematica certezza della chiusura. L’azienda, che ha sede a Radda in Chianti, edificò una grande fabbrica nell’area artigianale del comune di Cavriglia dieci anni fa per la creazione del reparto produttivo, e fin da subito creò numerosi posti di lavoro. La crisi congiunturale però e le criticità del mercato degli ultimi anni sono state decisive ed hanno causato problematiche di varia natura alla proprietà.

E che dire poi delle ormai ex lavoratrici (erano quasi solo donne, salvo qualche caso di interi nuclei familiari che lavoravano nella stessa ditta) della vecchia Fast Fashion di Terranuova? Erano 152, oltre un anno fa, ormai si sono ritrovate in mobilità dallo scorso 5 settembre 2010 dopo la scadenza della cassa integrazione, mentre alcune sono state riassorbite da una nuova ditta sorta dalle ceneri della vecchia ma con soli trenta lavoratori, la New Factory Fashion. Ed i 60 ex dipendenti della ex Cam di Montevarchi, il calzaturificio? Anche loro prima in cassa integrazione e poi in mobilità. La sorte della fabbrica montevarchina infatti era segnata da tempo e ormai la sua storia si è chiusa nella primavera-estate 2010.

La lista è ben più lunga, e se a questa aggiungiamo le altre aziende che hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali per evitare problematiche più serie diventa quasi imbarazzante. Basti pensare, tornando a parlare della Ferriera di San Giovanni, che oltre ai 79 operai della Beltrame, senza un futuro preciso, da ieri mattina resteranno in cassa integrazione ordinaria per due settimane anche i 109 dipendenti della Duferdofin, l’altro colosso che insieme a Rv e Beltrame forma appunto l’industria siderurgica della città di Masaccio.

Ecco perché quella fiamma che brucia ad oltranza nel bidone, non arde solo per 78 famiglie, ma anche per altre centinaia, tutte valdarnesi, tutte con un grande punto interrogativo al posto del futuro.