La passata estate ha visto l’ennesima (e parziale) riforma del codice della strada che, modificando oltre 80 articoli del codice della strada ed inserendo altre nuove norme nel nostro ordinamento giuridico pone non pochi dubbi e problemi sia ai cittadini che devono rispettarle, sia agli organi di polizia stradale che devono controllarne l’applicazione.

Troppe norme, alcune utili, altre meno; molte di grande enfasi, ma di scarsa utilità reale, con particolare riferimento alla desiderata riduzione dei sinistri stradali, che sono la prima causa di morte per i giovani.

La legge di riforma (l. 29 luglio 2010, n. 120 “Disposizioni in materia di sicurezza stradale”) si prefigge l’obiettivo di ottimizzare gli strumenti di prevenzione e di repressione degli illeciti in materia di circolazione stradale, anche con azioni di semplificazione e il coordinamento della normativa; purtroppo lo scopo non viene raggiunto, per vari motivi:

le disposizioni adottate non sono ben coordinate fra sé e con quelle esistenti; vi è un continuo alternarsi di sanzioni penali a sanzioni amministrative, con l’evidente mancanza di una corretta valutazione sottesa alle scelte punitive;

la logica di intervento è assolutamente sperimentale per non dire artigianale;il testo di legge è infarcito di errori testuali, inesattezze e sprecisioni.

Solo per fare un esempio su quest’ultimo punto, si pensi che malgrado i quattro passaggi fra i due rami del Parlamento allo stato di disegno di legge, e dunque la lettura del provvedimento da parte di quasi mille parlamentari (oltre ai loro staff) alla fine il testo di legge viene fuori con errori come la “patente di giuda” anziché la “patente di guida”.

Tutto questo la dice lunga sugli effetti che una legge di riforma così mal fatta potrà avere.

Nel complesso si ha l’impressione che non si voglia realmente affrontare, in modo organico e strutturale, il problema della sicurezza stradale, un problema che miete, nel nostro paese, più vittime di una delle guerre che in questo momento funestano il mondo.

La legge 120/2010 interviene su troppi fronti ed in modo eccessivamente eterogeneo, differenziato ed illogico; alcune normerisentono di dizioni talmente approssimate da suscitare dubbi, oltre che sullo scopo che si prefiggono, sulla competenza tecnico-giuridica degli estensori delle stesse.

All’interno delle norme della legge di riforma si possono individuare tre tipologie di intervento:

alcune si impongono in modo forte all’attenzione dei cittadini tramite i mass-media, salvo poi rivelarsi fallaci nell’effetto pratico;

altre appaiono di scarso valore e sembrano dovute più alla ricerca di sanare alcune mancanze esistenti nel sistema normativo della circolazione stradale, oppure dovute a qualche trovata estemporanea che porterà più a nuovi problemi piuttosto che a soluzioni di quelli già esistenti;

infine, altre ancora sono state evidentemente adottate per rispondere a stimoli populistici precedentemente e a dismisura amplificati dagli organi di informazioni, piuttosto che a reali necessità.

Fra le prime: le sanzioni decuplicate per chi trucca i ciclomotori, l’inserimento del tasso alcolemico zero per neopatentati, diciottenni, autisti professionisti, il divieto assoluto di somministrazione di superalcolici nelle aree di servizio autostradali con contemporaneo divieto notturno di somministrazione di alcolici e di vendita di alcolici e superalcolici, le più pesanti sanzioni per chi produce e commercializza componenti e sistemi non omologati per veicoli, l’adeguamento alle direttive europee riguardo ai tempi di guida e di riposo per i conducenti professionali, la cosiddetta “guida accompagnata” a 17 anni.

Fra le seconde: l’obbligo di lenti anche alla guida dei ciclomotori, l’obbligo di cinture di sicurezza per le minicar, il ritiro immediato della patente al conducente al quale sia riconducibile una responsabilità in caso di incidente stradale con feriti, l’abolizione della scorta della polizia stradale per i trasporti eccezionali, il pagamento su strada delle sanzioni per determinate infrazioni quando commesse da conducenti professionali, l’annotazione sulla carta di circolazione al posto del ritiro della stessa, in caso di mancata revisione del veicolo.

Fra le terze: la limitazione delle forme di noleggio per gli strumenti di controllo della velocità utilizzati dagli organi di polizia stradale, l’inserimento di nuove norme che limitano fortemente i controlli sulla velocità, il divieto di intestazioni simulate con un parallelo obbligo di registrare tutti gli atti di concessione in disponibilità di veicoli a soggetti diversi dall’intestatario della carta di circolazione, la rateazione delle sanzioni per chi abbia un reddito basso, l’invio di una nuova patente al posto di quella scaduta con l’obbligo per l’intestatario di distruggere la vecchia.

Tutte queste norme dovrebbero produrre, secondo il nostro legislatore, maggior sicurezza stradale.

Lo faranno? Chissà…

Ragionevoli dubbi sorgono, oltre che per quanto già detto, andando a vedere che mentre si alzano le sanzioni pecuniarie per l’eccesso di velocità, contemporaneamente si abbassano le decurtazioni dei punti; mentre si inserisce il tasso alcolemico zero per i neopatentati si depenalizza la prima fascia di ebbrezza per tutti i conducenti, riconducendola al mero pagamento di una sanzione pecuniaria.

Se a questo si aggiunge la nuova norma che prevede la suddivisione dei proventi delle sanzioni sulla velocità al 50% fra ente cui appartiene l’organo di polizia stradale ed ente cui appartiene la strada, in questo modo individuando l’ennesima forma di finanziamento per le province, per le quali più volte è stata paventata la soppressione, mai avvenuta, sembra la solita vecchia storia: non importa poi molto a nessuno della vera sicurezza stradale, quella che si fa con la prevenzione.

Anziché adottare politiche capaci di incidere direttamente sui fattori che responsabili della sicurezza stradale, con il condizionamento verso comportamenti più civili e rispettosi dell’insieme delle norme che costituiscono la base della ordinata convivenza sociale, con investimenti nella scuola, per i corsi di educazione alla sicurezza stradale, per i corsi sulla sicurezza in genere, ritornando ad insegnare l’educazione civica ed il rispetto reciproco, si preferisce monetizzare tutto, per la contentezza di chi pensa che le strade siano il luogo ove dare sfogo alle proprie pulsioni di onnipotenza.

 

Sergio Bedessi

Comandante polizia municipale Cortona