Quiete, invenzione e inquietudine. Il Seicento fiorentino intorno a Giovanni da San Giovanni. E’ questo il titolo della mostra che è stata inaugurata nei giorni scorsi, e resterà aperta al pubblico fino al 12 giugno, nei locali della Basilica di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Valdarno.

La mostra ruota attorno alla figura di Giovanni Mannozzi detto Giovanni da San Giovanni, pittore e decoratore seicentesco, nativo del territorio e che durante la propria vita ha mantenuto legami molto stretti con esso. Accanto ai dipinti di Giovanni da San Giovanni sono visibili opere di Matteo Rosselli ch fu il suo maestro, e del suo allievo e collaboratore Baldassarre Franceschini detto il Volterrano. Sono esposti anche alcuni i esempi della corrente furiniana, che influenzò Giovanni da San Giovanni, con opere di Vincenzo Mannozzi e Felice Ficherelli.


Curata da Silvia Benassai e Mara Visonà, la mostra si propone di esporre  opere che  fanno parte della collezione del Museo della Basilica, Museo Bardini e altre e collezioni fiorentine, staccate dalle loro collocazioni consuete dandone una nuova contestualizzazione e una diversa fruibilità.

Tra le opere di Giovanni da San Giovanni, pittore originale dallo spirito stravagante e brioso, presenti si evidenzia  la Decollazione  del Battista, del 1620,dipinta per l’altare della Compagnia di San Giovanni Decollato presso la Chiesa di San Lorenzo a san Giovanni Valdarno, nella quale risalta, come fa notare la professoressa Mina Gregori, massima esperta del Caravaggio,la forte influenza caravaggesca con rifermenti alla scena analoga dello stesso, nel dipinto presente a Malta.

Significativa per l’attività di pittore decoratore, è l’affresco staccato dal soffitto del Palazzo Pucci,con Aurora e Titone,parte del ciclo decorativo del palazzo che comprendeva scene di carattere mitologico allegorico.

L’affresco attualmente al Museo Bardini è presentato per la prima volta dopo il restauro. In mostra era previsto anche l’altro episodio sopravvissuto della decorazione di Palazzo Pucci, La Notte, ma le cattive condizioni di conservazione non ne hanno permessa l’esposizione.

Da collezione privata fiorentina, in esposizione, la Santa Dorotea di Cappadocia di  Matteo Rosselli,  raffinato esempio di pittura sacra di destinazione privata .

Provengono da collezioni medicee alcuni dipinti del Volterrano come lo Zefiro già nella collezione del principe Don Lorenzo alla Petraia, e le allegorie dell’Amore venale e dell’Amore dormiente  opere già di proprietà del Gran Principe Ferdinando di Cosimo III.

Appartenuta al cardinal Carlo de’ Maedici l’interessante tela con Giaele e Sisara di Felice Ficherelli, che  rappresenta la vena più sotterraneamente, torbida e appunto inquieta come il titolo della mostra, del Seicento fiorentino, a cui si lega di diritto anche la misteriosa Figura allegorica di Vincenzo Mannozzi.

A completamento della mostra di San Giovanni Valdarno, per una migliore valorizzazione un patrimonio artistico culturale meno conosciuto al  pubblico, è stata realizzata una sezione dal titolo “La magnifica rappresentanza e la preziosa quiete. Tessuti e ricami per interni” formata da un piccolo ma significativo nucleo di tessuti d’arredo, provenienti dal Museo del Tessuto di Prato, databili fra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento, principalmente afferenti alla Guardaroba Medicea.

La mostra è organizzata dal Comune di San Giovanni Valdarno e dal Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie nell’ambito delle iniziative per il Seicento in Valdarno, a cura del Sistema Museale del Valdarno Superiore che riunisce i dieci comuni del Valdarno aretino.

Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie, piazza Masaccio 8 San Giovanni Valdarno

Info: Proloco tel. 055/943748 – ingresso intero 5euro, ridotto 3,50 euro.

Orari: da mercoledì a domenica ore 10-13; 14,30-18,30. Chiuso Lunedì e martedì

Maya Ungar