“Vogliamo al più presto garanzie sulle terre di riporto che dovrebbero arrivare a Cavriglia con la Tav. Accettiamo solo materiale di scarto e non rifiuti pericolosi”. Il messaggio è lapalissiano. Il sindaco di Cavriglia Ivano Ferri vuole chiarezza sulla questione di cui si discute ormai da anni ed anni e che dovrebbe veder nascere una collina artificiale tra il lago di Castelnuovo e la centrale di Enel di Santa Barbara. Una struttura composta dalle terre scavate per l’alta velocità a Firenze sulle quali ancora però non ci sono certezze.

“La legge su questo generi di terre cambia continuamente – ha sottolineato Ferri -, vogliamo capire che tipo di materiale arriverebbe a Santa Barbara, qualora non fosse conforme, questo andrebbe interamente bonificato, non accetteremo mai dei rifiuti ma solo terre di scarto”. La questione in novembre era riemersa dopo che l’ex ministro all’ambiente Stefania Prestigiacomo, all’ultimo minuto, tra i lavori ai quali ha dato l’imprimatur, aveva inserito anche la Tav di Firenze. Una firma quella del ministro siglata nei suoi ultimi giorni di ministero sul nuovo regolamento per il riutilizzo delle terre e delle rocce di scavo. “Qualora questo genere di rifiuti rispondano a determinati requisiti potranno essere smaltiti anche come sottoprodotto” – si leggeva nel documento; ciò quindi avrebbe dato il via libera all’arrivo delle terre di scavo sul territorio valdarnese, a due passi dalla centrale. La firma della Prestigiacomo sul documento avrebbe potuto dunque aprire la procedura per lo smaltimento degli smarini, così vengono definiti i detriti o le terre sciolte scavate nelle gallerie, che avrebbero potuto essere smaltite non in discarica ma anche in altre zone come quella indicata nel comune di Cavriglia ormai dalla fine degli anni novanta, ma tutto però è ancora fermo e Ferri vuole certezze prima di tutto.

In realtà la diatriba su queste terre ha lunga storia negli ultimi anni ed è stato un tira e molla che ha coinvolto soprattutto il parlamento. Prima dell’anno duemila infatti, con il decreto Ronchi, gli smarini erano stati inquadrati come rifiuti se in presenza di specifiche caratteristiche dei materiali; nell’ultimo decennio invece il dibattito è partito e la materia ha subito innumerevoli discussioni che sono arrivate al presente. Ora però oltre al comune anche i pendolari del Valdarno vorrebbero chiarezza su quanti treni sarebbero previsti per il trasporto delle terre di scavo da Firenze a San Giovanni, passando per la linea lenta, Pontassieve – Rignano – Incisa -Figline. Si era parlato di 10 coppie di treni, con viaggi di notte ma anche di giorno, ma più probabilmente in base alle esigenze del cantiere Tav di Firenze. Ancora però tutto deve essere chiarito.