Il silenzio, edito nel 2009 da Edizioni alpha beta Verlag, è stato presentato il 19 marzo a Impruneta (Fi), in occasione dell’incontro di Ada Zapperi-Zucker con i giurati del Premio letterario Chianti, di cui il romanzo è finalista.

La novella si svolge nel breve lasso temporale in cui la protagonista Innocenza – detta Enza – veglia la sorella morta, una donna malata di cui ha sentito il peso dell’accudimento per tutta la vita; in questo tempo Enza ripercorre in silenzio, «attraverso un flusso di ricordi», le principali tappe della propria drammatica esistenza.

Il romanzo narra l’angosciosa storia di una donna alla continua ricerca dell’amore genitoriale per l’assenza della figura paterna, un padre che non ha mai conosciuto, e della presenza di una madre fredda e distaccata: «per lei» la figlia «restò sempre un’ospite non invitato, un’intrusa, in ogni caso una che non aveva niente a che fare con la sua famiglia». Ma come può una madre non voler bene a una figlia a tal punto da considerarla un’estranea? Quali cause hanno determinato una così tremenda condizione esistenziale?

Un drammatico evento coperto dal silenzio ne condizionerà per sempre il suo destino. Sì, il silenzio, il non racconto della madre, perché le parole sono troppo dirompenti e negative per poter uscire. Le parole rimangono dentro di lei per tutta la vita come a simboleggiare un dolore così forte da non poter essere esteriorizzato. Solo in punto di morte si sente di dover rivelare alla figlia la verità. Dal racconto della madre Enza scopre improvvisamente la reale identità del padre, della madre e della sorella. La narrazione è devastante come uno tsunami e segnerà nel profondo la vita della protagonista.

Da quel giorno Enza prende consapevolezza che in fondo la madre l’ha protetta perché «la conoscenza di quella storia le avrebbe impedito di vivere come aveva vissuto. Non si sarebbe mai sposata, non avrebbe avuto figli».

Il silenzio connota la comunicazione tra le tre donne, ognuna chiusa in se stessa nel proprio dolore, questo è il modello familiare interiorizzato da Enza che per molto tempo non riesce a raccontare al marito la sua tragica storia, così come sua madre non era riuscita a narrarla a lei.

Leggendo il libro si ha da subito un senso di inquietudine, i temi esistenziali ricorrenti nel testo sono: estraneità, dolore, morte, silenzio, solitudine, vuoto, pianto, rifiuto, isolamento, diversità, mancanza di affetto, odio.

Ma nell’esistenza di Enza c’è anche un raggio di sole, Carlo, l’uomo della sua vita, una persona con «un modo di fare un po’ leggero che l’aveva sempre sorpresa e affascinata nello stesso tempo», un uomo con «una grande purezza d’animo, nata da un’infanzia spensierata e felice», l’unica persona che le permette di conoscere l’amore.

Alla fine del romanzo Enza pensa al marito che ormai non c’è più. «Carlo? Un ricordo che avrebbe custodito gelosamente come la parte più luminosa, più solare della sua vita», senza Carlo la sua esistenza non sarebbe stata possibile.

Il testo può essere considerato un percorso di autoanalisi, perché la donna, dopo aver preso consapevolezza del proprio trauma infantile, vive momenti estremi di tormento e di auto distruzione fino a quando non decide di mettere in atto una serie di azioni, alla ricerca della comprensione del proprio vissuto, che le daranno il coraggio di continuare a vivere.

Anna Tomaselli