La Libellula, una storia di persone nella resistenza è il primo romanzo di Bert d’Arragon, un libro che parla di resistenza a ogni forma di sopruso, a ogni mancanza di rispetto dell’identità di genere, etnica e culturale, un inno alla libertà di pensiero, alla dignità di ogni essere umano, alla pace tra i popoli, all’amore.

Il romanzo, ambientato tra il 1924 e il 1945, parla prevalentemente del passato per parlare del presente e del futuro, nella speranza che nessuno riviva mai più quella violenza disumana che ha caratterizzato gli anni del fascismo e del nazismo.

Un testo, forse eccessivamente ricco di testimonianze documentali, scritto con la consapevolezza che non si può mai dare niente per scontato e che «anche oggi», per costruire un futuro vivibile, «dobbiamo continuare a resistere. Ci sono dei momenti nella storia in cui si può migliorare la società e altri in cui occorre non far precipitare i passi avanti ottenuti precedentemente. Io non ho voluto scrivere un libro sulla resistenza, ma nella resistenza». Queste le parole dell’autore il 17 febbraio 2011 al teatro comunale Niccolini di San Casciano V.P., durante l’incontro con i giurati popolari del Premio letterario Chianti, di cui il libro è finalista.

In questo romanzo ci sono tante storie e sentimenti di molte persone. Nato in Germania, l’autore si è trasferito in Italia da giovane e dopo aver ascoltato i racconti di tanta gente comune, conosciuta percorrendo il nostro Paese in bicicletta, ha deciso di scrivere un libro e di approfondire la sua conoscenza relativa agli anni del fascismo e della Resistenza attraverso un’attenta documentazione storica.

Ma l’originalità del testo, che rende il romanzo rievocativo del passato e al contempo, racconto del presente, è la storia di un amore omosessuale che supera ogni pregiudizio; attraverso le pagine di questo libro viene ribadito il valore etico e sociale dell’amore, un amore senza se e senza ma. «Qui non ci sono fonti storiche», ribadisce l’autore, «all’epoca gli omosessuali non potevano esprimersi e vivevano nella clandestinità. Comunque a me non piacciono le categorie, ogni individuo ha diritto a una vita propria, perché prima di tutto è una persona».

È un libro ricco di contenuti educativi e per il suo grande valore etico potrebbe essere suggerito come lettura a coloro che non hanno vissuto né il fascismo né la Resistenza.

Il testo è scritto con passione e trasmette ai lettori tanto calore umano. Nonostante le 400 pagine è molto scorrevole, chi legge è affascinato dalle numerose descrizioni della natura che rappresentano stati d’animo e hanno una forte valenza poetica. «Sono venuto in Italia da giovane», afferma d’Arragon, «e ho scritto il romanzo in italiano, non avrei mai potuto scrivere questo romanzo in lingua tedesca, perché il tedesco non mi permette di essere poetico».

Il libro è stato pubblicato nel 2009 dall’Istituto Storico della Resistenza e della società contemporanea di Pistoia, che dovrebbe, nelle prossime edizioni, correggere i numerosi refusi presenti nel testo. Un libro di grande valore umano deve essere rispettato anche nella forma.

Anna Tomaselli