Cenere, il romanzo d’esordio di Tea Ranno, nasce da un forte sentimento di rabbia e dal desiderio, afferma l’autrice, di vendicare un’umile sguattera condannata al rogo con l’accusa di stregoneria, vittima innocente della dispotica e prepotente Stefana, una nobildonna che esercita il potere con arroganza e crudeltà.

La narrazione si sviluppa nel Seicento nello scenario di un’indefinita provincia italiana all’epoca dell’Inquisizione quando giudici, principi cattolici, cardinali, inquisitori conducono una violenta battaglia, in nome della Chiesa di Roma, contro eretici e donne malefiche, le strie. Sullo sfondo delle vicende personali emerge il contrasto tra padroni e servi, ma il tema dominante è la dimensione umana e i destini individuali che, in un mondo contraddistinto dall’incertezza, sono fortemente influenzati dagli instabili giochi di potere.

Le vicende umane, legate ai temi della stregoneria e della fede superstiziosa, come la storia, che si sviluppa in epoche lontane, sembrano distanti dalla sensibilità odierna, ma l’autrice gioca con tale abilità con il susseguirsi degli eventi da riuscire a coinvolgere il lettore e a imporsi alla sua attenzione. Quando la narrazione sembra volta all’epilogo la capacità inventiva della Ranno riesce a trasformarla e imprimerle nuova vitalità introducendo inaspettati elementi che sfuggono a schemi predeterminati e banali e il racconto, con il suo ritmo incalzante, continua a esercitare sul lettore un fascino coinvolgente carico di suggestioni. Il romanzo avvince e seduce per la coesione e il variare degli eventi, per la presenza di atmosfere, per la caratterizzazione dei personaggi che mostrano notevole rilievo e intenso spessore psicologico. L’autrice ha il pregio di riuscire a penetrare così a fondo nelle pieghe più recondite dell’animo, di saper osservare con tanto acume le innumerevoli sfaccettature e le intime sottigliezze del temperamento di tutti gli attori in campo da renderli vivi e reali.

Nella scrittura emerge la ricerca di esattezza e di efficacia. Le vicende, i personaggi, le atmosfere sono intrecciati, tessuti con la tela potente di un linguaggio che impressiona per la singolare capacità di trasformare le parole in odori, immagini, suoni, sapori e di saperle fondere con l’evolversi delle vicende umane. Un linguaggio, in sintonia con l’epoca in cui è ambientato il romanzo senza nulla concedere al barocchismo, che diventa armonia nel momento in cui le parole si fanno note musicali e con le quali la scrittrice gioca con eccezionale bravura.

Cenere, pubblicato nelle edizioni e/o, è un romanzo che sembra destinato a lasciare il segno, finalista al premio Italo Calvino e al Giuseppe Berto, si aggiudica il premio Mangialibri nel 2007 e il premio Chianti nel 2008.

Stefania Somigli

Della stessa autrice

In una lingua che non so più dire, Roma, e/o, 2007