Brunella Schisa, già autrice del fortunato romanzo “La donna in nero”, ha presentato sabato 5 Marzo a Verrazzano ai giurati del Premio Letterario Chianti il suo ultimo romanzo “Dopo ogni abbandono”, Garzanti 2009, incentrato sulla Contessa Lara, nota e controversa figura femminile nella Roma di fine ‘800.

Evelina Cattermole (il vero nome della Contessa Lara),era nata a Firenze nel 1849 e morta a Roma nel 1896, dopo essere stata ferita  da un colpo di pistola sparatole da Giuseppe Pierantoni, l’ultimo suo convivente. Vent’anni prima, nel 1875, il marito Eugenio Mancini, con cui viveva a Milano, l’aveva ripudiata dopo aver ucciso in duello (all’epoca “tollerato”) l’amico Bepi Bennati di Baylon, insieme al quale l’aveva sorpresa. Evelina, allontanata anche da Firenze dal severo padre britannico, travolta dallo scandalo dovette rifarsi una vita. Andò a Roma e diventò poetessa e giornalista (tra le prime in Italia) nel campo della moda e del costume, mettendo a frutto le sue capacità di scrittura e assumendo il nome d’arte di Contessa Lara.

Bella e affascinante, ebbe sempre una movimentata vita sentimentale e dopo essersi legata a lungo con Giovanni Cesareo ebbe altre relazioni con uomini più giovani, cosa a quei tempi desueta e scandalosa.  Ferita da Pierantoni, uomo rozzo e geloso, e mal curata,la Contessa Lara morì. Il processo infiammò l’opinione pubblica e si concluse con la condanna a 11 anni e 8 mesi di Pierantoni, mentre Evelina ebbe per sepoltura una fossa comune.

Brunella Schisa padroneggia questa materia con sicuro senso del ritmo, robusta capacità di riannodare i fili narrativi e anche con una certa freschezza d’invenzione, introducendo nel racconto una figura quasi inventata, quella di Fabrizio Parboni, il medico che non riuscì a evitare la morte della Contessa Lara. Con un colpo di scena finale l’autrice rende conto di quella che diventa una colpevole negligenza del medico e dell’uomo. In parallelo c’è nel libro il ritratto di un’epoca, gli ultimi 25 anni dell’Ottocento, e di una città, Roma, colta nella sua espansione da capitale d’Italia, in cui però la spinta alla modernità convive con sorprendenti retaggi di un fresco passato bucolico( greggi di pecore attraversano ancora la città).

Numerosi e precisi anche i riferimenti all’ambiente culturale e giornalistico dell’epoca; una perfida Matilde Serao e un disincantato Benedetto Croce interagiscono nella vicenda della Contessa Lara (magari con qualche libertà dell’autrice). Anche il mondo degli avvocati è ritratto con finezza e acume attraverso le numerose pagine del processo a Pierantoni, trovando nella figura dell’avvocato Barzilai, vero termometro degli umori del pubblico del processo, un ritratto davvero magistrale.

La Contessa Lara fu anche poetessa e alcuni suoi versi compaiono nelle pagine del libro, in un’atmosfera carica di suggestioni romantiche e di echi del poeta inglese John Keats. Ma è Olga Ossani Lodi, la giornalista fedele amica d’Evelina, il personaggio chiave del racconto. E’ lei che propizia l’ultimo drammatico confronto con Fabrizio Parboni e che consente al lettore di conoscere la dinamica e le ragioni del tragico epilogo della vita di Evelina Cattermole, nella rilettura di Brunella Schisa. La famosa e discussa Contessa Lara appare allora una donna coraggiosa e sensibile, troppo moderna per il tempo in cui visse.

Claudio Molinelli