Francesco Recami, scrittore fiorentino, ha presentato sabato 2 Aprile 2011 il suo libro: “Il ragazzo che leggeva Maigret” (Sellerio 2009) al pubblico dei
giurati del Premio letterario Chianti, presso il cinema Nuovo di Radda in Chianti.

Leggere questo libro riporta il lettore a sensazioni del periodo adolescenziale quando durante pomeriggi veniva in soccorso la lettura di gialli per ragazzi: un esempio per tutti quelli della serie ” I tre investigatori” firmati dall’ineffabile Alfred Hitchcock e pubblicati da Mondadori . Anche in questo caso il protagonista è un ragazzo di 13 anni, Giulio, chiamato Maigret, perché appassionato lettore e fan del celebre commissario di Georges Simenon. In una atmosfera cupa e nebbiosa, provinciale e invernale si dipana una vicenda attraversata da bizzarri personaggi ed episodi strani, tutti leggibili come possibili indizi di un classico giallo. Ma, in realtà, il clima di paura si stempera un po’ per volta fino a mostrare un lato imprevisto e un po’ grottesco di questa storia che mette a nudo frivolezze, meschinità e avidità di tutti, o quasi, i personaggi coinvolti. Solo Giulio sembra conservare una maturità precoce e una capacità di giudizio obiettiva e distaccata, frutto del suo carattere solitario non meno che della lezione di vita ricavata dalla lettura delle pagine del “nume” Maigret.

Si tratta di un libro divertente, scritto con ironia e arguzia e che nella seconda parte offre anche pagine di squisita comicità con figure irresistibili, come il Signorino, ricco dilapidatore delle fortune di famiglia che scatena una bagarre nella quale  è coinvolto anche Cottus Gobio, improbabile commerciante che tenta un raggiro in grande stile coi soldi sottratti all’indebitato “Signorino”, con tanto di progettata fuga ai Caraibi in compagnia dell’amante, la moglie dell’orologiaio del paese. Vi sono situazioni surreali che innervano pagine  impagabili, tipo quelle sulle centinaia e centinaia di maialini rosa senza coda dove si scatena una selvaggia furia distruttoria da parte di sei persone insospettabili che si scatenano contro questi innocenti e vezzosi oggettini di ceramica.

La leggerezza godibile dell’autore va di pari passo con la sua abilità costruttiva, affidando a tutti i personaggi del libro una sorta di staffetta narrativa che porta avanti la trama dall’inizio del racconto e la dipana attraverso i vari capitoli. Inoltre c’è un puntuale e costante rimando interno al genere letterario del giallo, reso esplicito fin dal titolo del libro e dal soprannome del ragazzo  protagonista della storia. Le continue citazioni di Maigret, ma anche di Sherlock Holmes e di Marlowe, non sono fini a se stesse ma funzionali non solo a un divertito gioco col lettore appassionato di gialli, ma anche a una riflessione sui meccanismi e le assurdità di questo genere così coinvolgente e dei suoi eroi, gli investigatori, a volte diabolici e perspicaci, a volte chiacchieroni e umani.

“Il ragazzo che leggeva Maigret” è un libro apparentemente “minore”, un giallo con quasi tutti gli ingredienti del genere che però riesce a divertire, un piccolo gioiello di stile che illustra le qualità tutt’altro che ordinarie di Francesco Recami. E gli ultimi capitoli del libro, se perdono un po’ di comicità acquistano in misura riflessiva con un finale un po’ amaro dove il ragazzo Giulio-Maigret s’accorge della mediocrità della vita di tutti i protagonisti della vicenda, ma cogliendone anche l’umano tentativo di migliorare la propria esistenza, concede loro una sorta di perdono, proprio come avrebbe fatto il suo eroe letterario, l’intramontabile Maigret, magari tra una birra e una buona pietanza.

Claudio Molinelli