Emilio Benassai. Vi dice nulla questo nome? No? Allora leggetevi questa inchiesta su un uomo di 84 anni scomparso a Figline qualche mese fa e mai più tornato a casa. Perchè non se ne parla più? Perchè è stato dimenticato? Anche lui, ammesso che sia morto, ha l’assoluto diritto di una degna sepoltura. Ma il silenzio, purtroppo, fino ad oggi vince.

di SARA BRACCHINI

Figline Valdarno lunedì 24 gennaio ore 11.00. Emilio riceve la solita telefonata della sorella e poi esce di casa. Emilio non è mai tornato e nessuno lo cerca più da tempo. Senza dubbio viene da chiedersi dove sia andato e con chi, ma soprattutto: chi è Emilio Benassai? Nato il 12 dicembre 1926 in una famiglia numerosa, durante i suoi 84 anni di vita Emilio non si è mai sposato e ha privilegiato l’aspetto altruistico trascorrendo i migliori anni facendo il maggiordomo presso case di importanti nobili fiorentini. Forse proprio il fatto di occuparsi delle famiglie altrui gli ha impedito di crearsene una propria.

Ma questo lavoro non ha inciso solo sulla sua vita privata, in realtà ha forgiato anche il suo carattere rendendolo gentile, amante dei bambini e cancellando ogni minima forma di invadenza che poteva trapelare . “Le altre famiglie erano diventate la sua famiglia e con quel lavoro mio zio ha imparato a stare al suo posto senza chiedere di più e senza fare troppe domande”, racconta il nipote Giorgio Torricelli.

La bicicletta, compagna di avventure e di svago nel tempo libero da condividere con gli amici, era la passione più grande di Emilio e nella sua casa si trova ancora la sua numerosa collezione di biciclette che nessuno ha avuto il coraggio di spostare. Anche Nunzio, suo grande amico e convivente dopo la morte della moglie, condivideva la grande passione di Emilio per il pedale. “Nunzio e mio zio erano grandi amici uniti da passioni condivise e decisero di andare a vivere insieme per sostenere meglio le spese e farsi compagnia”, racconta ancora Giorgio Torricelli “dopo la morte di Nunzio nel novembre 2010 mio zio non era più lo stesso, era evidente che la convivenza durata più di dieci anni, lasciava una grande vuoto e un immenso strascico di nostalgia nella sua vita”.

Emilio sentiva così il grande peso della solitudine. L’inverno poi non permetteva in nessuna maniera di distrarsi con delle giratine in bicicletta. In questo susseguirsi di vicissitudini, inizia a prendere antidepressivi ed a perdere anche la passione per la cucina e per il cibo. Emilio non era più lucido e quel giorno dello scorso gennaio uscì di casa col suo basco e il suo cappotto blu scuro e nessuno ha più avuto sue notizie. Alcune testimonianze raccontano di averlo visto aggirarsi nei pressi del tratto basso dell’Arno nella zona del fiume Cesto e nei giorni seguenti la scomparsa le unità cinofile, la protezione civile, i vigili del fuoco di Figline Valdarno e i sommozzatori con le immersioni, hanno perlustrato la zona più volte senza ottenere nessun risultato.

“Mio zio aveva più volte dichiarato di volersi buttare in Arno ma non abbiamo mai creduto che lo avrebbe fatto veramente” racconta ancora il nipote. Ad oggi, le ricerche sono ferme da mesi e le forze dell’ordine ritengono che se Emilio avesse veramente compiuto il folle gesto di buttarsi in Arno, l’acqua avrebbe ormai restituito il suo corpo, cosa che non è mai avvenuta. Al contrario delle ricerche che si sono interrotte da troppo tempo, non si interrompe la disperazione della famiglia di Emilio che spera ancora di riuscire a sapere dove sia andato e soprattutto dove sia ora. Perché proprio questo, il ritrovamento, aiuterebbe i suoi familiari a trovare pace, a tirare un piccolo sospiro di sollievo e a continuare a vivere con il ricordo del sorriso benevolo di Emilio che passeggiava felice in bicicletta per Figline.