Un'immagine storica dei chiassi sangiovannesi

 

Nessuno o quasi li conosce per il loro vero nome “i chiassi“, ovvero i vicoli che stanno intorno all’agorà di San Giovanni Valdarno disegnati da Arnolfo di Cambio in persona. Eppure oggi, bistrattati ed in stato di palese degrado, fondono le radici identitarie di una città antichissima, ad una civiltà moderna ma troppo spesso vuota di sensibilità ed attaccamento alle proprie origini. 

Quando Arnolfo di cambio progettò le linee geometriche di Castel San giovanni, incluse anche delle piccole strade, larghe esattamente quanto i carri trainati da un unico animale, che avrebbero dovuto avere il compito di fornire l’accesso dal retro alle case più importanti agli orti o ai pozzi. Questo già nella prima assegnazione, o lottizzazione, della città, al momento della fondazione nel 1299.

Castel San Giovanni, una fotografia aerea

Presero il nome di chiassi e non vicoli originariamente per quello che sarebbe stato il loro utilizzo per ogni tipo di fornitura.

Ai carri era infatti interdetto il transito sulla strada principale, ove vigeva in molte ora la legge del massimo silenzio. Invece chi trasportava qualsiasi materiale verso le nobili famiglie, era autorizzato a chiamare il nome a gran voce usando proprio la porta di servizio. Così il rumore in toscano è divenuto chiasso.

Stupisce la loro larghezza, ma va rapportata a tutte le dimensioni medievali. Nell’osservare del resto anche molte porte che si affacciano sui chiassi, queste non rispettano certo i parametri cui siamo abituati in epoca moderna. Da ricordare che l’ultima risistemazione risale alla fine del secolo scorso, e che la parte originale è immutata nei secoli solo sul lato della basilica. Qualcosa nei secoli è però rimasto uguale. Allora come adesso, non ci sono residenti in queste anguste strade, e le porte presenti sono tutte di servizio rispetto alle abitazioni principali. 

Un'altro particolare dei chiassi

Purtroppo adesso come adesso i chiassi, per l’incuria e la mancanza di senso civico di troppi cittadini, hanno perso parte del proprio fascino e sono soggetti ad incuria e trascuratezza. Un male lamentato da chi ha l’attività in centro o chi conosce molta della storia sangiovannese.

“Abitiamo proprio sopra di loro – ci raccontano alcuni abitanti mentre un po’ timorosi li percorriamo -, bisogna assolutamente curarli di più, non bisogna lasciarli nelle mani dei balordi che li sporcano e non li rispettano. Sono infatti sempre strapieni di vandali, sono ad oggi solo dei ritrovi di ragazzi che hanno voglia di scarabocchiare e far casino”. “I sangiovannesi sono molto legati ai chiassi – ci ha raccontato lo storico giornalista de La Nazione Giorgio Grassi – e vorrebbero che fossero più accuratamente controllati. E’ una caratteristica più unica che rara fra le città d’Italia, dobbiamo tenerne più di conto”. Così anche l’amministrazione ha in programma qualche attività per renderli più gradevoli 

Dovremmo valorizzarli tramite alcune iniziative magari culturali- ha detto l’assessore alla cultura del comune di San Giovanni Barbara Fabbri -; credo che le strutture urbanistiche più sono vissute più si riesce a mantenerle bene”.

Chiassi sangiovannesi

Forse occorrerebbe più senso civico. Forse occorrerebbe più consapevolezza. Forse occorrerebbe poco, per capire che a volte i muri e le loro conformazioni accanto alla porta delle nostre case, parlano più di mille libri.

Alessandro Forni