Monna Lisa Gherardini, pare essere la donna ritratta nel celeberrimo dipinto di Leonardo Da Vinci, La Gioconda. Un quadro pieno di misteri che cela anche un segreto sconosciuto alla maggior parte dei valdarnesi.

La Gioconda

 
Eppure è lì, sotto gli occhi di tutti e nessuno pare vederla. Si, la nostra terra è lì, sta dentro al dipinto più famoso della storia. Forse sono tutti attenti ad osservare lo sguardo penetrante e misterioso della probabile Lisa Gherardini; o forse tutti si domandano se quella donna altri non sia in realtà che Leonardo stesso, amante delle burle, degli enigmi e dei segreti; Leonardo che ha celato dietro La Gioconda le sue sembianze ed il suo sorriso beffardo. E’ vero, ogni parola, ogni verbo, ogni frase, ogni descrizione è già stata spesa per questo dipinto custodito nel Louvre di Parigi, eppure sembra esserci chi finge di non vedere, di non capire. “Come, avete la vostra terra ritratta sul dipinto più famoso del mondo e ve ne state lì, in silenzio, senza dir nulla a nessuno?”, commentò Marika De Feo, corrispondente del Corriere della Sera dalla Germania, quando venne qualche settimana fa in vacanza in Toscana.
 
 “In Germania – proseguì lei -, ne avrebbero fatto un monumento nazionale”. Già. Un monumento nazionale. Pane al pane e vino al vino. Per chi ancora non lo sapesse, il paesaggio retrostante La Gioconda, scelto da Leonardo come scenario e sottofondo che tende all’infinito del ritratto di Lisa, all’avviso della maggior parte degli studiosi dell’arte, a partire dal professor Starnazzi, sarebbe proprio il Valdarno. Non c’è bisogno di troppi sforzi dell’occhio per vederlo, e neppure è necessario essere i massimi esperti del settore. Basta guardare bene il dipinto e il gioco è fatto. Se osservate La Gioconda, alla sua destra (ovvero alla vostra sinistra), vedrete Le Balze.
 Cerchiato in rosso il ponte a Buriano, a destra di Lisa Gherardini le Balze

Alla sua sinistra invece (quindi alla vostra destra) vi apparirà chiarissimo, lapalissiano, il meraviglioso ponte a Buriano dalle sette arcate, di epoca romana, che apre le porte al Valdarno per chi proveniva da Arezzo ed antichissimo crocevia per i nostri antenati. Gli studiosi sono riusciti a individuare questo celebre paesaggio attraverso il disegno leonardesco della Val di Chiana. La ricostruzione digitale in prospettiva aerea della volumetria del ponte e dell’altezza dei rilievi circostanti ha permesso di definire che il punto di osservazione era situato nel castello di Quarata (frazione vicina al ponte Buriano). Nella mappa di Leonardo il pelago della Val di Chiana (oggi conservata presso la biblioteca di Windsor), cioè la grande palude che occupava il bacino fra Arezzo e Chiusi, ha una configurazione dalla forma ellittica allungata, mentre, divenuto canale, assume la caratteristica forma di meandro nella gola di Pratantico, da dove degrada rapidamente in direzione dell’Arno, sfociando proprio sotto il ponte a Buriano.

Ebbene dunque a far da sfondo a La Gioconda c’è la nostra terra. E perchè non si legge tutto questo da nessuna parte se non su qualche sito semi sconosciuto, o magari in qualche scritto o appunto conservato in casa di qualche storico locale? Perchè non c’è nessun cartello stradale che indica che queste meraviglie della natura che sono Le Balze, sono un paesaggio ritratto da Leonardo nel suo dipinto più famoso ed enigmatico? Perchè nessuno oltre ad un’area naturale protetta quale già  attualmente è, ne fa un vero, grande parco naturale valorizzando i percorsi attrezzati già presenti e mettendo in luce tutta la sua bellezza nel giorno e nella notte? Perchè nessuno ha interesse a farne luogo di richiamo per un turismo di valore, che rispetti la natura ma che sappia arrivare ad ammirarla? Oggi le Balze sono oggetto di passeggiate estive in collaborazione fra i comuni di Terranuova, Castelfranco di Sopra e Pian di Scò, a cura di comuni ed associazioni locali.

Bellissima vista delle Balze

Ammirevolissime e preziose iniziative da non perdere durante la bella stagione; ma valorizzare Le Balze anche sotto l’aspetto artistico oltre che naturale e paesaggistico, significherebbe alzare il livello dal locale all’europeo o magari al mondiale ed aprire le loro porte al mondo, tramite la chiave più bella ed affascinante che possa presentare e fare propria la Toscana: Leonardo Da Vinci. Non c’è solo Firenze. Non c’è solo Siena. Non c’è solo Arezzo. Non c’è solo la val d’Orcia.

C’è anche il Valdarno, con la sua storia, la sua cultura, la sua forza identitaria e sociale, i suoi campanili, il suo folclore, il suo gergo, la sua gente.

Lo ha scritto anche il New York Times, qualche mese fa, se ne era palesemente accorto anche Leonardo qualche secolo fa, ma qualcuno forse tiene gli occhi aperti senza vedere, non vuole accorgersene.

A partire proprio da noi stessi, che tiriamo a campare con occhi semiaperti, e mente troppo chiusa.

filippo boni