E’ uno degli enti più antichi e potenti del Valdarno. E’ una realtà lontanissima e scomparsa che ha gestito una parte della vallata per oltre seicento anni. Stiamo parlando della Lega d’Avane, una confederazione di Castelli nell’attuale comune di Cavriglia che univa le comunità medievali strette intorno ai villaggi più antichi di quest’ulitmo come Montegonzi, Meleto, Castelnuovo e Montaio. Una Lega che ha lasciato nella polvere della storia poche tracce e pochissimi documenti in cui è possibile constatare tutto ciò. Le carte a nostra disposizione ci permettono di verificare senza dubbio l’organizzazione amministrativa del territorio circostante a Cavriglia fin dagli ultimi anni del 1100.

La Lega d’Avane infatti, associazione di comuni rurali voluta da Firenze per un miglior controllo amministrativo e politico-militare del suo contado, esisteva già nel XII secolo, come si ricava dai suoi Statuti, anche se i più dettagliati iniziano a partire dal 1412. In quell’epoca le parrocchie che attualmente compongono il comune di Cavriglia che aderivano alla Lega erano quelle di Meleto, Colle, Castelnuovo e Piano (S. Martino -Pianfranzese), suddivise tra i Pivieri di Gaville e S. Pancrazio, mentre ne restavano escluse le parrocchie di S. Silvestro a Montaio e S. Piero (o Pietro) a Montegonzi del Piviere di Cavriglia. Dagli Statuti della Lega non è possibile ricavare notizie statistiche riguardo all’economia ed alla demografia dei popoli che ne facevano parte, invece dal censimento fiscale di tutti gli abitanti del contado fiorentino del 1427, si ricava un quadro generale della situazione socio-economica di tutte le parrocchie il cui territorio appartiene attualmente al comune di Cavriglia. La popolazione totale ammontava a 1375 individui, tra i quali i maschi abili al lavoro erano 402 (29,2%). I nuclei familiari erano 271, 19 dei quali (7,1%) miserabili, 148 (54,61%) poveri, 84 (30,9%) considerati in una condizione sociale intermedia tra povertà e ricchezza e 20 (7,3%) agiati. In definitiva, la povertà e l’indigenza appaiono a quest’epoca piaghe molto diffuse, dal momento che interessano il 61,6% di tutte le famiglie. A Montegonzi su 71 famiglie, 39 (54,93%) erano da ascriversi tra gli indigenti; poco dissimile appare la situazione di Montaio, dove su un totale di 74 erano 39 (52,7%) le famiglie povere. A S. Pancrazio ed a Castelnuovo dei Sabbioni la percentuale delle famiglie indigenti era del 53,06%, con 49 nuclei familiari dei quali 26 poveri.

Il meraviglioso Castello di Pianfranzese, comune di Cavriglia, distrutto per le escavazioni di lignite nel 1984

Nelle parrocchie di Meleto, Pianfranzese e S. Michele al Colle la situazione appare molto più grave. A Meleto, su un totale di 49 famiglie, 37 (75,51 %) erano indigenti; a Pianfranzese su 16 famiglie ben 15 (93,75%) appartenevano ai ceti sociali più bassi e infine a S. Michele al Colle erano 11 su 12 (91,66%) le famiglie indigenti. Il fenomeno della povertà pur essendo rilevante in tutte le parrocchie, assumeva proporzioni drammatiche in quelle di Meleto, S. Michele al Colle e Pianfranzese, mentre nelle parrocchie che estendevano la loro giurisdizione in Chianti e sulle colline prospicienti e nelle quali era concentrata la maggioranza della popolazione (898 individui su 1375 pari al 71,99%), Montegonzi, Montaio e S. Pancrazio – Castelnuovo, l’indice di povertà si manteneva al di sotto della media comunale di quasi 8 punti.

Il dato che attesta che fossero più densamente abitate le parrocchie di collina e di montagna è indicativo delle particolari condizioni storiche, sociali ed economiche del medioevo, che privilegiava gli insediamenti in altura, ed è singolare notare che nel comune di Cavriglia una tale distribuzione della popolazione si è mantenuta quasi inalterata fino ad epoche recenti.

Nel 1427 il numero dei proprietari ammontava a 403. L’appoderamento e di conseguenza l’investimento di capitale fiorentino nel contado, apparivano a quest’epoca in fase piuttosto avanzata, con un indice che variava dal 16% di Montegonzi al 93% di S. Michele al Colle. Gli indici più bassi di appoderamento erano quelli delle parrocchie di Montegonzi 16%, Montaio 39% e S. Pancrazio-Castelnuovo 49%. Trattandosi delle tre parrocchie più popolose e più ricche, il basso grado di appoderamento si spiega con la vastità del loro territorio che per buona parte si estendeva (e si estende), come è già stato detto sul Chianti, comprendendo ampie superfici boschive. Mentre l’alto grado di appoderamento di S. Michele al Colle (93%), e Pianfranzese (80%), che erano viceversa le parrocchie più povere del comune, si spiega con la scarsa estensione del loro territorio, situato peraltro in una zona molto fertile e facilmente coltivabile.

Chiesa di San Martino prima della demolizione nel 1983

A partire dal 1200 fino alla metà del 1550, quindi per circa 350 anni, il castello di Barberino a Meleto, divenuto nel 1698 Villa Barberino, fu la sede del consiglio della Lega d’Avane.

 […] Come in essi statuti si contiene e fatti approvare e confermare, essendo così aggregati nel borgo di Barberino Com. e di Meleto nella casa di habitazione et residenzia di Notaio et Uff. di Lega, more solito […]

Intorno alla metà del 1500 entrarono a far parte della Lega d’Avane anche i comuni di Montaio e di Montegonzi, cosicché essa ebbe confini poco dissimili da quelli dell’attuale comune di Cavriglia; da allora Montegonzi, come centro maggiore, ne divenne il capoluogo.

Fu la svolta Napoleonica che ad inizio ottocento portò i comuni. Benchè la Lega d’Avane già fosse scomparsa a fine settecento, con il Granducato dei Lorena. Una Lega sconosciuta a molti, che però avrebbe anche oggi molto da dire. Se del resto per seicento anni e più ha gestito una terra, ciò significa che coloro che la rappresentavano hanno saputo gestire il potere e le comunità amministrate.
Polvere della storia, radici di comunità forse necessarie oggi per guardare il futuro.
Filippo Boni