Uno di loro avrà poco più di vent’anni, lo sguardo puntato a terra, umiliato. Marco è figlio di migranti del meridione, ha occhi fieri e feriti, pieni di dolore. Porta il gel nella parte alta dei capelli, come se fossero anche la punta dei suoi sogni. Ha freqeuntato le mie stesse scuole elementari, l’ho visto crescere, l’ho visto cambiare, poi l’ho perso di vista. Lo rivedo in un mattino mite di fine ottobre davanti al cancello della Beltrame di San Giovanni. Anche lui è uno di loro, penso.

Anche lui ha perso il futuro, anche lui non sa più come guardare al domani. Mi chiedo cosa stia pensando mentre mi guarda ed accenna ad un saluto con la testa che sale dal basso verso l’alto con la sigaretta che pende dal labbro inferiore; mi chiedo se avrà una donna a casa che lo aspetta e che lo ama, magari un figlio. Mi chiedo se vent’anni fa, quando correvamo insieme nel cortile della scuola elementare, a giocare a pallone durante l’intervallo, immaginava un futuro come questo. Io no. Certo, poteva andare peggio, ma anche parecchio meglio. Sono in 79, quegli operai che da quattro giorni non hanno più candele da accendere sui giorni che verranno e mi chiedo, guardandoli, mentre loro si stringono davanti al bidone con il fuoco accesso, come fanno.

Ma soprattutto come faranno. La maggior parte è sposata con un mutuo e figli piccoli a carico. La maggior parte ha occhi buoni, come dicevano in Piemonte un tempo per descrivere le persone buone, ha occhi da cane. Ma è una bontà che non allevia il dolore, non allevia l’amarezza, non allevia la sensazione di smarrimento di questi giovani uomini, tutti fra i venti ed i quarant’anni, che non hanno neppure la forza di piangere per aver perso il lavoro. E’ il grande dramma della nuova generazione di trentenni: la mancanza di lavoro. Ammortizzatori sociali, contratti a breve termine, contratti a partita Iva, contratti a progetto, lavoro nero. Questo il presente dei più fortunati, con un punto interrogativo sul domani grande da qui a lì.

Il Valdarno è solo un piccolo prisma di colori ma efficace ed emblematico per questo. Qui in passato crebbe e si sviluppò il progresso e la piccola e media impresa, qui ora la crisi ci mangia a morsi il culo. La Beltrame a San Giovanni che chiude con 80 operai a casa; la Laca a Meleto già chiuso con 90 dipendenti dallo stesso squallido destino; la vecchia Fast Fashion a Terranuova ha salutato il pubblico insieme alla Cam a Montevarchi. E giù, chi più ne ha più ne metta.

Centinaia di persone a casa, la maggior parte giovani, con un futuro in salita tutto da costruire e soprattutto da consegnare ai figli. Sale l’allarme sociale, ma sale anche quello sociologico. Servono rimedi al più presto. La discesa è ripidissima e pericolosa. Ci penso mentre guardo Marco che continua a fumare ed a guardare per terra. Un suo collega lo ferma e lo ammonisce fra l’ironia e la tristezza. “Fumale ora perchè avanti così e non abbiamo più nemmeno 5 euro pe’ un pacchetto di Marlboro”. 

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