In questi giorni nelle scuole superiori italiane ci sono gli esami di maturità. Rileggevo i programmi di storia e di educazione civica nei vari istituti (dai licei alle scuole tecniche), e mi chiedevo a cosa servisse studiare l’Italia fino agli anni cinquanta, arrivandoci a fatica, magari soltanto i professori più precisi e attenti.

Qualche volta a fatica si sfiora la seconda guerra mondiale, talmente tante sono le vicende da apprendere, gli avvenimenti ed i processi da mandare a memoria.

Ma, continuavo a chiedermi, perchè un diciottenne dovrebbe imparare cosa avvenne in Spagna nel 1938, ad esempio, ignorando magari che a due passi dalla sua porta di casa avvenne uno dei massacri più efferati della Toscana durante il passaggio del fronte, nel 1944? Perchè mai dovrebbe sapere chi era Franco, per carità, nozione assolutamente sacrosanta, se poi, da adulto, da maturo, da uomo, non potrà neppure sapere perchè nel bel mezzo dell’estate, sempre a pochi metri dall’uscio di casa sua, un sindaco sudato in giacca e cravatta, a quaranta gradi, alle undici del mattino, se ne sta impettito davanti ad un cippo, mentre qualcuno con una tromba suona l’inno italiano?

Non lo sanno i nostri ragazzi, o almeno la maggior parte di loro. Non lo sanno perchè la scuola non ha il tempo di insegnarglielo, salvo qualche insegnante primula rossa che spicca, e qualcun altro nella vita evidentemente neppure. Non lo sanno che da queste parti in questi giorni, 67 anni fa, il genus di più comunità veniva distrutto dall’esercito nazista frustrato in ritirata, come non sanno tanto altro della propria terra, perchè la storia locale in Italia è evidentemente da tempo considerata una storia minore, come una disciplina a parte, di serie C, da mettere inun cantuccio della base culturale di una donna o di un uomo di domani. Mai errore fu più grande. 

Le commemorazioni degli eccidi, anno dopo anno, estate dopo estate, rassomigliano sempre più a delle parate folcloristiche e demodè, fuori dal tempo e piene di anziani. Con il caldo ed il canto delle cicale spiccano le cravatte, le fasce tricolori dei sindaci, i discorsi ufficiali pieni di retorica e sempre per le solite facce.

Dove sono i giovani? Dove sono i bambini? Se mancano non è colpa loro, ma è la manierosa macchina obsoleta delle commemorazioni che non funziona più da tempo, le belle parole di fronte ai monumenti dette solo ai saggi anziani non servono a nulla, se i nostri giovani sono altrove e ignorano tutto. E’ venuto il tempo di rivoluzionare la memoria. Le estati sono fin troppo mature, e bisogna farlo ora, perchè non sia troppo tardi.

Perchè non istituire allora, per il Valdarno, un giorno della memoria di queste stragi, nel quale tutti insieme, istituzioni e comunità, a partire proprio dai giovani, si prendono la briga di ricucire un filo spezzato con il proprio passato?

Perchè non far toccare con mano direttamente ai ragazzi la storia che più ci appartiene? Perchè non uniamo i giovani passando proprio tramite le scuole, costruendo progetti, bandendo concorsi, elaborando filmati, seguendo i lunghi corsi dei nuovi fiumi dei social network e chi ha più fantasia più ne metta a disposizione? Perchè non farlo? Domandiamo noi.

Non è una provocazione, ma una proposta, non solo e non tanto ai politici, ma proprio ai nostri ragazzi.

Perchè la rotta va invertita. I tempi sono maturi.

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