9/11. No. Non è quello che pensate, o meglio, è quello che pensate ma non solo. Con il detto “sarà o è stato un 11 settembre” ormai in occidente si intende che quell’evento preciso a cui ci riferiamo “sarà oppure è stata una catastrofe”. Ebbene, il prossimo 11 settembre, decimo anniversario dalla caduta delle torri gemelle, per i pendolari del Valdarno rischia di diventare davvero un bagno di sangue. Si perchè con i tagli annunciati ed avvallati la scorsa primavera anche dai nostri sindaci, migliaia di lavoratori, studenti e viaggiatori, si ritroveranno con convogli e vagoni quasi dimezzati in alcune fasce orarie, soprattutto per il traffico ferroviario lungo i binari della linea lenta.

Non c’è niente da fare. Si dice che l’Italia sia una delle potenze più sviluppate del pianeta, uno dei paesi più industrializzati, ed ai tempi di Fanfani qualche decina d’anni fa, per capire come stava il Belpaese, si dava un’occhiata alle strade, meglio erano manutenute, e meglio stava la comunità italica. Ebbene se quel detto vale ancora, e se invece delle strade (lasciamole perdere in questo momento), osserviamo le ferrovie, c’è poco da essere ottimisti.

Il pendolare ormai è un animale particolare. E’ stressato il doppio di un lavoratore o di uno studente normale. Si alza all’alba per parcheggiare l’auto da qualche parte senza che nessuno gliela colpisca, corre con l’ansia di perdere il treno pur avendo la consapevolezza che comunque farà ritiardo. Sale a bordo delle carrozze sgomitando come un pazzo, il posto a sedere è una lotteria, dunque molto meglio un comodo posto in piedi, con i legamenti delle ginocchia pronti a saltare come elastici ad ogni scossa. Sbircia il giornale dello sconosciuto accanto e intanto con una mano tiene la borsa e con l’altra tiene se stesso attaccato al convoglio. Se è inverno suda come un pazzo per il caldo dell’aria interna oppure iberna per la mancanza di riscaldamento. Se è estate suda come un pazzo per la mancanza di aria condizionata oppure iberna per l’eccesso di quest’ultima. Arriva al lavoro o all’università o dove vuole lui già a pezzi ed ha davanti a sè una giornata di lavoro intenso. A sera corre nuovamente alla stazione e percorre l’odissea inversa.

Ma non siamo a giochi senza frontiere, siamo a giochi nella realtà. Quando distrutto arriva alla propria auto, magari parcheggiata laddove non si potrebbe, perchè i parking sono scarsi e lui è arrivato in ritardo, magari c’è pure qualcuno che gliel’ ha rigata con una chiave e gli ha lasciato un cartello appiccicato sul parabrezza con su scritto a pennarello nero “stronzo parcheggia meglio”. Oppure il top, una bella multa dei vigili urbani per divieto di sosta. Per l’esaurimento nervoso poi, ci sono le pasticche infondo alla tasca destra della giacca. 

Buon viaggio.

 

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