Una piazza, un pomeriggio d’autunno che rassomiglia tanto all’estate e il profumo di novità. Ma anche di sinergia. Questo vocabolo antico che tanto piace ai politici ed ai giornalisti. Si. La piazza del volontariato di sabato 24 settembre a Figline ha radici profonde ed intrinseche nella comunità locale valdarnese, che polticamente ed antropolgicamente ha dimostrato di aver capito e saputo costruire il volontariato, un termine che negli ultimi anni è stato abusato, stravolto, violentato, inflazionato e pure strumentalizzato. Invece l’aria di sabato pomeriggio era vera. E per la prima volta come mai era avvenuto negli anni scorsi erano tutti o quasi, insieme. Vicine l’una all’altra.

Le associazioni più disparate sorte ed operanti in questa terra nel tempo si sono ritrovate in una delle agorà più belle ed antiche del Valdarno, piazza Marsilio Ficino di Figline, per guardarsi negli occhi e per dire alla gente cosa sono, cosa fanno ed anche perchè lo fanno. E mai agorà fu così agorà. Perchè uno dei semi primigeni della civiltà, uno dei più alti, uno dei più nobili, uno dei più puri, se veri, è proprio il volontariato.

Il fatto che la vallata annoveri numeri record di associazioni significa che oltre ad aver avuto una storia complessa e ricca di avvenimenti socialmente rilevanti, ha anche partorito conseguentemente coscienze elevate, che sanno stringere le maglie di una rete coesa, a differenza di altrove. Fino ad oggi mancava che quest’ultime si unissero, almeno per un giorno, e si fermassero insieme. Per capire, per conoscersi, per non criticarsi, per non farsi la guerra, come purtroppo a volte avviene. Non vince la rivalità ma l’unione dovunque, ed è il più populista dei motti, seppur uno dei più veri. La piazza del volontariato è stata uno schiaffo a chi pensa il contrario.

Perche’ una goccia d’acqua da sola fa una goccia d’acqua. Miliardi di gocce d’acqua insieme, fanno il mare.

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