di ANDREA CALCINAI

Per salvare l’onore calcistico e restituire credibilità al Montevarchi la strada è ancora lunga, ma adesso, perlomeno, la società è in salvo. Nell’udienza rinviata nel maggio scorso e tenutasi presso il tribunale di Arezzo, l’Aquila è riuscita a chiudere le istanze di fallimento, evitando così la peggiore onta possibile per una società che ha sempre fatto della sua storia un vanto.

Il sodalizio rossoblu, infatti, dopo aver versato nelle tasche dei creditori un acconto complessivamente pari a circa 20mila euro, ha proposto un concordato accettato dagli stessi creditori e che verrà ratificato dalle autorità giudiziarie il prossimo 3 novembre. Si tratta di un concordato in due stralci: il primo prevede il pagamento del 40% del debito entro 6 mesi, il secondo al contrario contempla l’estinzione dell’intera somma entro 18 mesi. Questo invece l’elenco dei creditori: i giocatori Leto, Bruni e Sala, l’ex tecnico Stefano Mobili, gli eredi dell’ex custode Nicola Cardo, Hotel Delta, la  società Chimera e una struttura della Resco Reggello. Un esercito. Tutti tranquilli? Manco per idea.

 

Il Montevarchi giocherà in casa le prossime due sfide di campionato ma non è affatto una certezza che queste due sfide vengano giocate al “Brilli Peri”. Motivo? L’interminabile querelle aperta per gli impianti. In molti si ricorderanno ancora la decisione shock del comune di chiudere i cancelli del “Pestello verde” per il mancato pagamento della rata entro i termini pattuiti. Era il 31 agosto e in oltre tre settimane di tempo la situazione non è cambiata, anche se è emerso un particolare non di poco conto. I 7500 euro che stanno mettendo in pericolo la disputa delle prossime gare casalinghe, stando a quanto riportato dai vertici aquilotti, non sarebbero la quota mensile inizialmente ipotizzata per l’estinzione del debito pregresso, ma sarebbe la seconda parte di un sostanzioso acconto di 15mila euro chiesto dalle istituzioni nell’accordo per gli impianti sancito nel luglio scorso.  Per estinguere i 59mila euro totali insomma, il restante potrebbe teoricamente essere versato anche il 31 dicembre, ultimo giorno utile per pagare una somma messa già a bilancio.

Detto questo l’Aquila ha chiesto di posticipare il pagamento della famigerata rata prevista per il 31 agosto al 30 settembre. Proposta respinta dai dirigenti comunali. E adesso? Molto probabilmente sarà sufficiente il pagamento anche di una cifra inferiore ai 7500 euro per scongiurare la chiusura del primo impianto cittadino e la conseguente sconfitta a tavolino per l’Aquila. In caso contrario, infatti, non ci sarebbero i tempi tecnici necessari per posticipare la partita. Inutile dire che, essendo ancora a zero punti, il Montevarchi ne farebbe volentieri a meno