È scattato l’allarme del Cinipide galligeno, un insetto che attacca la chioma del castagno e causa la perdita dei suoi frutti.

Il Cinipide galligeno (Dryocosmus kuriphilus) proveniente dalla Cina, è arrivato in Toscana nel 2008, e in breve tempo la sua presenza si è allargata a tutto il territorio regionale, con livelli di infestazione più alta in provincia di Massa Carrara, Pistoia e Firenze e con focolai sparsi, di piccola entità, nei castagneti della Toscana centro meridionale.

La Regione Toscana, attraverso l’Arsia, Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione nel settore agricolo e forestale, per contrastare il pericoloso inquilino, ha intrapreso un’azione di lotta biologica con il lancio di un insetto antagonista naturale, il Torymus Sinensis, che è già avvenuta nell’area di Marradi (Firenze), Acquerino (Pistoia), Caprese Michelangelo località Fragaiolo (Arezzo), Castelpoggio (Carrara) e Sorano (Grosseto).

La Regione Toscana ha previsto, con uno stanziamento straordinario di 122 mila euro sul piano di sviluppo rurale per l’anno 2011 – ha sottolineato l’assessore all’agricoltura Gianni Salvadori – la liberazione del Torymus Sinensis in 20 località e la creazione di tre aree di premoltiplicazione dell’insetto, che si ipotizza di localizzare a Camporgiano (Lucca), San Piero a Sieve (Firenze) e Massa Marittima (Grosseto). I tre centri dovrebbero, in futuro, rendere la Toscana autonoma per la produzione del benefico insetto che combatte il Cinipide e che attualmente deve essere acquistato dall’Università di Torino”.

In Toscana sono 8600 le aziende che si occupano di castanicoltura da frutto: un patrimonio di grande qualità che vede tra l’altro una Dop, come il marrone di Caprese Michelangiolo, due Igp, come il marrone del Mugello e quello dell’Amiata, e ancora una Dop nella farina di Neccio della Garfagnana e una Igp in fase di riconoscimento come la farina di castagne della Lunigiana. Senza contare i prodotti tradizionali, che ne vedono ben 13, fra i prodotti derivabili dalle castagne, marroni o farine.

I risultati della lotta biologica non saranno immediati, occorreranno almeno tre o quattro anni, ma grazie ad un’azione comune costante, tra enti pubblici e privati, sarà possibile preservare quella che è una risorsa economica ma soprattutto naturalistica della Toscana.

Tutte le informazioni tecniche e gli aggiornamenti saranno messi a disposizione sul sito dell’ Arsia www.arsia.toscana.it/meta

Patrizia Centi