Purtroppo l’abitudine prosegue e l’inciviltà vince ancora. Nell’area industriale di Sant’Andrea a San Giovanni Valdarno incivili senza nome stanno da tempo abbandonando rifiuti di ogni genere dando dimostrazione di come può essere utilizzata un’area che di fatto per il momento resta paralizzata sotto il profilo industriale, a causa soprattutto di una crisi devastante che da tre anni a questa parte ha di fatto paralizzato chiunque voglia investire. Eppure qui, salvo la strada in asfalto che ora collega il Calambrone alla regionale 69 soprattutto per i mezzi pesanti, un parcheggio, le lottizzazioni, le illuminazioni e lo spazio, c’è ancora tanta, troppa solitudine a far compagnia ai parcheggi.

La cronistoria dell’area industriale di Sant’Andrea ormai è divenuta quasi storia, anche se di fatto quella zona a causa di una serie di fattori disomogenei e slegati tra loro, continua ad essere al centro di un tormentato presente vicino alla dimenticanza d’identità. La paternità dell’idea e della successiva creazione di un’area industriale a due passi dal casello Valdarno che non intaccasse la viabilità di accesso al centro storico di San Giovanni, è interamente da attribuire alle giunte di Mauro Tarchi che all’inizio degli anni duemila, grazie anche alle garanzie imprenditoriali di menti e potenziali come quelli messi allora in campo dagli indimenticati Arduino Casprini e Learco Lazzerini, fece realizzare le lottizzazioni a Valdarno Sviluppo. Successivamente il gruppo Ivv da una parte ela Holding Casprinidall’altra acquistarono il 50% ciascuna della parte centrale della zona. Di fatto però la mancanza di risorse e l’avvento progressivo e devastante della recessione mondiale ha segnato per anni le sue sorti, lasciandola isolata dietro ai campi di calcio della Sangiovannese ed al grande stabilimento della Duferdofin, a un tiro di sputo dal confine con Figline e con la provincia di Firenze.

Nel tempo l’amministrazione comunale si garantì la possibilità di recuperare i lottizzi dalle due società nel caso in cui non fosse stato realizzato nessun genere di investimento industriale. Ad anni di distanza tutto però è di fatto rimasto congelato. La nuova giunta guidata da Maurizio Viligiardi due anni fa ha messo per iscritto all’interno del proprio programma elettorale che lo sviluppo di Sant’Andrea sarebbe stato uno dei punti cardini del futuro industriale della città, e dunque di fatto si sarebbe impegnata per recuperarlo durante la legislatura. La crisi economica però ha messo in ginocchio anche l’edilizia locale e difficilmente per il momento pare probabile intravedere investimenti all’orizzonte anche da parte di altri privati.

Due autunni fa Carlo Bellacci del Pdl e Leonardo Cardinali di Prc in consiglio comunale proposero all’amministrazione di prendere in considerazione l’ipotesi di cambiare la destinazione d’uso all’area, ma la giunta sottolineò di voler ancora credere nelle potenzialità di quest’ultima e che una crescita industriale collegata tramite la nuova viabilità di fondovalle all’area industriale di Bomba nel comune di Cavriglia, sarebbe stata possibile. Ad oggi però tutto rimane un punto interrogativo e qualche incivile, pare essersene ingiustamente approfittato a favore solo del degrado. Negli ultimi giorni Francesco Carbini dei Riformisti ha ritirato in ballo la questione di cambiamento destinazione d’uso. Ma tutto ancora tace.