Chiunque può salvare una vita. Questo è il messaggio  di Arezzo cuore, un progetto promosso dalla Fondazione Andrea Cesalpino di Arezzo che prevede la distribuzione di defibrillatori nei supermercati, le farmacie, presso le sedi delle forze dell’ordine e i luoghi di aggregazione.

Un cittadino su mille  nella popolazione occidentale è colpito ogni anno da un arresto cardiocircolatorio. Nella sola provincia di Arezzo sono circa 350 i casi che si verificano ogni anno e questo dato riguarda sia persone cardiopatiche che soggetti in apparente stato di buona salute: uomini e donne soprattutto nella fascia di età dai 40 ai 70 anni.

Il progetto ha preso il via con l’acquisto di cento defibrillatori da parte della Regione Toscana destinati ad un primo gruppo di società dilettantisctiche individuate dalla Federazione Italiana Gioco Calcio e dalla Lega Nazionale dilettanti che si sono impegnate per cercare di ridurre le morti improvvise dovute a un arresto cardiorespiratorio, dotando i centri sportivi di defibrillatori semiautomatici e incrementando la presenza di personale qualificato per garantire un rapido soccorso.

Lo scorso ottobre nella  Prefettura di Arezzo è stato firmato un protocollo per la diffusione sul territorio della provincia dello strumento salvavita: cento i defibrillatori acquistati dalla Fondazione Cesalpino che saranno distribuiti entro la fine dell’anno a Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Guardia Forestale e Vigili del Fuoco. Attraverso corsi di formazione della durata di sei ore, medici e infermieri del 118 stanno formando le forze dell’ordine all’utilizzo corretto del Dae (defibrillatore semiautomatico). In questo modo viene creata una rete a maglie strette che non si basa solo sull’arrivo del mezzo di soccorso che talvolta avviene in ritardo, spesso quando l’arresto cardiaco ha già provocato danni irreversibili o addirittura la morte.

L’arresto cardiaco nell’85 % dei casi è indotto da una tachicardia o fibrillazione ventricolare – afferma Massimo Mandò responsabile della Centrale Operativa 118 – che se non viene trattata precocemente conduce invariabilmente alla morte (98% dei casi). In queste situazioni il cuore in realtà non è fermo – precisa Mandò – ma le sue contrazioni sono assolutamente inefficaci nel distribuire il sangue nel corpo ed in primo luogo al cervello, l’organo più delicato e sensibile alla carenza di ossigenazione. La defibrillazione elettrica, in questi casi, rappresenta l’unico mezzo a disposizione per intervenire, ma per essere efficace va effettuata nel più breve tempo possibile: 4-6 minuti dall’insorgenza dell’evento. Ogni minuto trascorso senza un adeguato soccorso comporta la riduzione del 10% delle possibilità di recupero dell’infermo che, dopo dieci minuti, sono pari allo zero. E’ quindi evidente che molte persone potrebbero essere salvate se la defibrillazione venisse attuata entro un brevissimo lasso di tempo da testimoni presenti all’evento ed in grado di utilizzare queste apparecchiature.
I defibrillatori – afferma ancora Mandò – sono stati sempre usati dai medici, ma una legge approvata nel 2001 dallo Stato italiano riconosce anche ai singoli cittadini il diritto/dovere di usarli. Inoltre, considerata l’evoluzione tecnologica che hanno avuto, oggi sono utilizzabili da tutti. Infatti, sono in grado di leggere autonomamente il cuore del paziente, possono decidere in maniera praticamente infallibile, di intervenire ed erogare la scarica elettrica quando è necessaria, forniscono indicazioni sullo stato di salute del paziente, ci segnalano se lo stesso si è ripreso, oppure se necessita di altre scariche. Per usarli è necessario fare un breve corso di alcune ore, ma il corso insegna soprattutto le manovre di rianimazione utili dopo la defibrillazione: per imparare ad usare il defibrillatore bastano veramente pochi minuti”.

Uno degli obiettivi del progetto è quello di addestrare il maggior numero di persone a svolgere le prime manovre della catena di sopravvivenza, dall’allarme alla rianimazione cardio polmonare.

Il prossimo passo è quello del ‘Progetto mini Anne’ che prevede nel febbraio 2011 la formazione di studenti pilota:  cento allievi delle scuole superiori di Montevarchi  verranno addestrati a compiere le manovre di rianimazione attraverso l’utilizzo dei kit mini-Anne acquistati dall’Associazione onlus ‘Gli amici del cuore’.

Si tratta di un kit costituito da un manichino a mezzo busto con componenti di ricambio e un corso in Dvd in grado di insegnare a ragazzi e adulti la respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco. “Ogni alunno dovrà poi impegnarsi a trasmettere tutte le informazioni ad almeno cinque familiari e/o conoscenti – spiega il Dottor Mandò – permettendoci di realizzare così una formazione a cascata, capillare e trasversale”.

In seguito uno dei cinque familiari sosterrà un esame con i medici del 118 mostrando quello che ha appreso dall’allievo; il voto  da lui conseguito contribuirà a fare media nella votazione finale dello studente per la materia di educazione fisica.

Il progetto prevede stadi successivi di sensibilizzazione, formazione e apprendimento con l’obiettivo di raggiungere una fascia sempre più ampia di soggetti in grado di salvare una vita!

Sara Bracchini