WWF Arezzo e LIPU Gruppo di Arezzo hanno depositato il due febbraio scorso una serie di articolate osservazioni al Piano Provinciale Attività Estrattive e Recupero (PAERP), di cui si viene a sapere, si parlerà in Consiglio Provinciale.

Abbiamo riscontrato con piacere le numerose prese di posizione di amministratori che si sono spesi in tante belle parole; ci auguriamo che queste si trasformino in fatti e non nelle ennesime promesse elettorali fatte per raffreddare gli animi dei cittadini.

I contenuti del Piano, così come proposto e adottato dalla Provincia nel dicembre 2008 sono quanto mai lontani da una vera e concreta sostenibilità con il territorio.
Agli occhi, balzano subito due aspetti di non poco conto:

) l’assenza di misure realmente efficaci volte ad una politica di recupero di materiali  derivanti dal trattamento dei rifiuti cosiddetti da costruzione e demolizione, denunciando una seria difficoltà a trovare misure efficaci per incentivare le imprese a investire su tale aspetto;

2) il dimensionamento dei quantitativi di materiale da estrarre di cui non si ha reale conoscenza in quanto basati su dati vecchi di anni,  e fatto ancora più grave in assenza di dati attuali perché non ancora forniti dalle imprese concessionarie delle cave in attività .
A questo si aggiunge il pesante tributo che il territorio aretino già paga da decenni al settore estrattivo contribuendo per oltre il 50% del fabbisogno regionale alla estrazione degli inerti di pregio per l’edilizia, con circa 1.800.000 mc/anno a fronte dei 3.330.000 mc estratti in tutta la Toscana. 

Nonostante questo si vuole aumentare di ulteriori 300mila mc/anno fino al 2012, il quantitativo di materiale da estrarre portandolo a 2.100.000 mc .

Considerato che non si conoscono le reali quantità estratte negli ultimi anni, riteniamo azzardato  procedere su questa strada, soprattutto se si vuole far pagare questo prezzo anche alle aree protette. E’ palese l’evidente contraddizione  della politica attuata da questa Amministrazione Provinciale: da una parte crea e gestisce le aree protette, dall’altra ne vorrebbe permettere l’accesso alle ruspe.

Come potremmo altrimenti chiamare, la previsione di apertura di nuove cave nell’area contigua della Riserva Naturale e della Valle dell’Inferno e Bandella, già totalmente accerchiata, o a ridosso della Riserva Naturale di Ponte Buriano e Penna, o peggio ancora, a 100 metri dal confine del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, nei pressi di Lierna, in piena area perimetrata dall’Autorità di bacino del Fiume Arno, come area dove sono stati rilevati fenomeni franosi.
Ma l’assalto dei cavatori prosegue anche in altre zone della nostra provincia, come nel comprensorio di Montedoglio, dove sono state individuate due aree di alto pregio naturalistico, quali l’area dei Lecci di Torreneri e l’area ricadente all’interno della TANPIL delle Golene del Tevere, o sempre in Casentino nella zona di Talla, dove l’industria del cemento ritorna ancora una volta alla carica per aprire una nuova cava a Bagnena, già oggetto di scontro negli anni passati con gli abitanti del posto che vogliono giustamente difendere l’integrità naturalistica della loro zona.

WWF e LIPU chiedono quindi una revisione radicale dell’approccio al PAERP da parte della Provincia, puntando con maggiore decisione alla riduzione del materiale estratto e ad un reale incremento dei materiali provenienti dal recupero dei rifiuti derivanti dalle attività di costruzione e demolizione. Si comprende, in momento di crisi economica, la necessità di far fronte alla esigenza di salvaguardare i posti di lavoro che anche il comparto estrattivo garantisce, ma questo può e deve essere fatto senza stravolgere il territorio più di quanto non sia già stato fatto e soprattutto, tutelando doverosamente le aree protette dall’assedio alle quali sono sottoposte.

Ricordiamoci infatti, che proprio per la loro rilevante valenza naturalistica, le aree protette rappresentano importanti risorse economiche per coloro che ci vivono e l’apertura di nuove cave a ridosso delle stesse, causerebbero sicuro danno alla principale risorsa locale, ossia il turismo naturalistico di cui beneficiano tutte le attività che vi ricadono e che resterebbero penalizzate se si favorisse esclusivamente un settore ad alto impatto ambientale i cui ricavi non vanno a beneficio del territorio locale.

Ci auguriamo che questo aspetto e quanto contenuto nelle osservazioni depositate, sia tenuto in debito conto dai nostri amministratori quando saranno chiamati a decidere sulla definitiva approvazione del PAERP.

– Lipu Gruppo di Arezzo

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